Bill Clinton parlò con un sosia del premier nord-coreano Kim Jong-Il

Pubblicato il 2 Novembre 2009 14:30 | Ultimo aggiornamento: 2 Novembre 2009 14:30

kimjongilBill Clinton non si è accorto di niente, ha continuato imperturbabile per 3 ore e diciasette minuti a perorare presso il presidente nord coreano Kim Jong-il la liberazione delle due giornaliste americane arrestate. Solo che stava parlando a un sosia, l’esatta replica di un leader che per problemi di salute, forse per stanchezza – magari non gli andava proprio – non poteva essere presente all’incontro accordato all’ex presidente americano.

A rivelare l’incresciosa circostanza è stato Toshimitsu Shigemura, esperto conoscitore di questioni nord-coreane, cui ha dedicato un paio di libri.

Non è la prima volta che Kim ricorre a un clone di se stesso: secondo Shigemura, un attore avrebbe presenziato all’importante incontro con il premier cinese Wen Jiabao. Non ci sono prove documentali, ma la malattia di Kim è tale da non potergli consentire in alcun modo performance in cui si mostri in buona salute e di ottimo umore.