Bin Laden sotto gli occhi della Cia per mesi prima di essere ucciso

di Licinio Germini
Pubblicato il 6 Maggio 2011 11:40 | Ultimo aggiornamento: 6 Maggio 2011 11:40

La villa-rifugio di bin Laden ad Abbottabad

ABBOTTABAD, PAKISTAN – L’operazione che ha portato all’uccisione di Osama bin Laden nella città di Abbottabad, 50 km da Islamabad, è in realtà cominciata nove mesi fa, dopo la scoperta del rifugio del capo terrorista lo scorso agosto.

In men che non si dica, e senza dire nulla ai servizi segreti pakistani – che gli Usa considerano inaffidabili – la Cia è arrivata sul posto, si è nascosta in una casa nei paraggi del rifugio ed ha cominciato a sorvergliarlo giorno e notte per mesi  con le più sofisticate attrezzatture costate milioni di dollari.

”Il compito della Cia era di identificare perfettamente l’obiettivo studiandolo da cima a fondo, e a lavoro finito consentire ai militari di andare a colpo sicuro”, ha dichiarato un funzionario americano al Washington Post. L’attacco è durato 40 minuti.

Dal canto suo il New York Times riferisce che in base alle informazioni estratte dai computer trovati nel rifugio di bin Laden dopo l’irruzione delle Navy Seals è stato accertato che il numero uno di Al Qaeda per anni ha da lì organizzato i suoi attacchi terroristici, e che ultimamente stava pianificando un attacco alle ferrovie americane in occasione del decimo anniversario della distruzone delle Torri Gemelle.

Il fatto che il rifugio di bin Laden si trovasse in una città dove è di stanza una importante guarnigione militare ha provocato il forte imbarazzo del governo di Islamabad, e l’assalto segreto al rifugio da parte dei commando americani ha infuriato i militari, che sono stati tenuti all’oscuro di tutto, nel timore di eventuali ”soffiate” che avrebbero fatto fallire l’intera operazione. L’esercito pakistano ha minacciato di sospendere la collaborazione con gli Stati Uniti nella lotta al terrorismo se essi attueranno simili attacchi unilaterali.

Un importante partito islamico, lo Jamaat-e-Islami, ha esortato la popolazione di Islamabad a partecipare venerdi ad una dimostrazione di massa in segno di protesta per quella che ha definito una violazione della sovranità nazionale da parte delle Navy Seals, ed ha esortato il governo a por fine all’appoggio fornito agli americani nella loro lotta contro i militanti. Un alto ufficiale dell’esercito ha poi accusato i commando di aver ucciso bin Laden ”a sangue freddo”.

Le critiche e la rabbia provenienti dal Pakistan verso Washington rischiano di logorare ulteriormente una relazione che gli Stati Uniti considerano essenziale per sconfiggere Al Qaeda e vincere la guerra contro i talebani in Afghanistan. Inoltre, l’ammissione Usa che bin Laden era disarmato quando è stato ucciso da una fucilata alla testa, e la sua sepoltura in mare – una prassi rara nell’Islam – hanno suscitato critiche nel mondo arabo ed anche in Europa, dove alcuni analisti e uomini politici temono la possibilità di rappresaglie.

Da parte degli americani recriminazioni su come è stato ucciso bin Laden non ce ne sono, e centinaia di persone hanno acclamato il presidente Barack Obama quando si è recato giovedi in visita a Ground Zero, il luogo dove sono state abbattute le Torri Gemelle l’11 settembre del 2001 con un bilancio di quasi tremila vittime.

Le difficoltà nei rapporti tra Washington e Islamabad sono centrate sul ruolo dei servizi segreti pakistani, l’Inter-Service Intelligence Directorate (ISI), alcuni elementi dei quali secondo gli Stati Uniti hanno rapporti con Al Qaeda e i talebani. Naturalmente il governo di Islamabad nega tutto furiosamente, ma molti americani si chiedono come il capo di Al Qaeda abbia potuto vivere indisturbato per anni in un città brulicante di militari pakistani, e come l’ISI potesse essere stato all’oscuro di una simile presenza.