Bin Laden, Pakistan “scavalcato” e arrabbiato: rivedere intese con gli Usa e inchiesta sulla Cia

Pubblicato il 5 Maggio 2011 20:50 | Ultimo aggiornamento: 5 Maggio 2011 22:02

Il compound di Bin Laden ad Abbottabad (Ap-Lapresse)

ISLAMABAD, 5 MAG – L’esercito del Pakistan corre ai ripari e prende le distanze dagli Stati Uniti. Dopo il raid americano su Abbottabad in cui è stato ucciso Osama bin Laden, i vertici militari hanno annunciato oggi, al termine di una riunione presieduta dal capo di Stato maggiore, generale Ashfaq Parvez Kayani, di voler ridurre ”al minimo essenziale” la presenza Usa nel Paese e di voler rivedere i termini della cooperazione con Washington nell’ambito della lotta al terrorismo. ”Il rapporto con il Pakistan non è sempre facile”, ha ammesso anche il segretario di Stato Hillary Clinton. ”Ma Osama bin Laden non è l’unico leader di alto livello rimosso dalla scena grazie alla collaborazione tra Usa e Pakistan”, ha aggiunto con toni più concilianti. Per il Pakistan pero’ le richieste degli Stati Uniti nell’ambito della guerra al terrorismo ”dovrebbero avere delle limitazionì’, ha rilanciato il sottosegretario agli Esteri pachistano, Salman Bashir sottolineando ”l’importanza della sovranita’ nazionale”.

A preoccupare Islamabad è infatti anche la vicina India che potrebbe realizzare un’operazione simile a quella di Abbottabad per catturare terroristi implicati negli attacchi di Mumbai del 2008. Sarebbe un fatto ”catastrofico”, ha chiosato il sottosegretario agli Esteri, assicurando che il Pakistan ”ha le adeguate capacita’ per assicurare la propria difesa”. Sulla notte del blitz contro il leader di Al Qaeda, l’esponente del governo ha inoltre reso noto che gli Stati Uniti informarono direttamente il gen. Kayani alle 3 di mattina al termine dell’operazione sulla villa-bunker di Bin Laden, e che i militari pachistani non intervennero prima perche’ ”il nostro sistema radar era stato oscurato”. Insomma, ”si è trattato di una operazione segreta e i militari non erano stati informatì’, ha assicurato Bashir.

Non ci credono pero’ i fondamentalisti islamici che al contrario ritengono il Pakistan ‘complice’ degli odiati Stati Uniti nell’assassinio della loro guida. Tanto che sarebbero proprio l’esercito e il governo pachistani il primo obiettivo nel mirino della vendetta di Al Qaida, mentre in una macabra graduatoria gli americani risulterebbero solo al secondo posto, ha appreso l’ANSA da fonti diplomatiche a Islamabad che citano le informazioni che circolano tra le ambasciate occidentali. E come spesso accade, sottolineano le stesse fonti, gli obiettivi più a rischio sono i luoghi di culto islamici, teatro di una guerra di concezioni dell’Islam, tra un Pakistan laico e un Pakistan fondamentalista. C’è quindi allerta per domani, venerdi’ di preghiera. Per l’occasione, il partito radicale islamico Jamat-e-Islami (Ji) ha proclamato una manifestazione nazionale di protesta contro gli Stati Uniti colpevoli di essere entrati illegalmente in Pakistan per uccidere Bin Laden.

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