Bolivia/ Il Bicentenario dell’Indipendenza spacca il paese. Evo Morales festeggia solo la rivoluzione indigena, escludendo i criollos di origine spagnola

Pubblicato il 16 Luglio 2009 11:15 | Ultimo aggiornamento: 16 Luglio 2009 11:15

La gran festa del Bicentenario per l’indipendenza della Bolivia si sta trasformando in una scissione del paese andino. Il presidente contadino Evo Morales ha invitato alla festa solo una parte delle province del suo Stato, tagliando fuori i territori ricchi e di maggiore influenza storica spagnola.

La sua teoria, già rivendicata con polemiche e gesti clamorosi, è che i primi gesti rivoluzionari di liberazione non furono dei criollos che si opponevano alla dominazione spagnola, ma vennero dalle popolazioni andine e contadine della zona più povera della Bolivia. Non è solo un processo revisionista, è anche una lettura politica che sposta gli equilibri del potere non solo nella stessa Bolivia, ma anche nel resto della nuovamente turbolenta America Latina.

Non è un caso che alla festa di Morales c’erano a La Paz tutti i leader più rivoluzionari, dal presidente dittatore di Venezuela, Hugo Chavez, al presidente-vescovo del Paraguay Fernando Lugo, all’equadoriano Rafael Correa, al nicaraguense Daniel Ortega, al cubano Jorge Sierra Cruz.

Mancavano i leader degli altri paesi latino americani, dalle presidentesse di Argentina e Cile, Cristina Kirchner e Vittoria Bachelet al potente presidente brasiliano Lula. La Spagna aveva inviato un rappresentante del ministro degli Esteri.

Le assenze delle province ricche di Santa Cruxz, Tarjia, Beni e Chuquisaca sono anche la prova della offesa che questi territori pensano di avere subito con la riforma costituzionale di Morales, che ha imposto una visione indigena dell’ordinamento boliviano.