Anche una campagna anti fumo con i soldi del piano di stimoli economici di Obama, ma risultati controversi

Pubblicato il 22 Marzo 2010 22:25 | Ultimo aggiornamento: 22 Marzo 2010 22:25

Obama

A poco più di un anno dal varo del piano di stimolo all’economia voluto dall’amministrazione Obama, è interessante osservare come siano stati impiegati i fondi straordinari destinati alla ripresa e alla creazione di nuovi posti di lavoro. Se ne traggono impressioni e giudizi contrastanti.

È il caso, per esempio, del Nevada, che ha stanziato la scorsa settimana 14,6 milioni di dollari per finanziare il programma anti-Tabacco del suo distretto sanitario meridionale nei prossimi due anni. I fondi verranno utilizzati per una grande campagna pubblicitaria di sensibilizzazione sui rischi del fumo e di informazione sui servizi disponibili per i cittadini dello Stato che vogliano dire addio alle bionde.

Lo stanziamento rientra nel programma nazionale elaborato dall’U.S. Department of Health and Human Services (il ministero della Salute e del Welfare americano) per ridurre l’obesità, incrementare l’attività fisica nei cittadini, migliorarne l’alimentazione e diminuirne la dipendenza da nicotina. In totale, più di 372 milioni di dollari sono stati destinati dal dicastero a 44 comunità locali coinvolte nell’iniziativa.

Ma il progetto non è il solo ad aver beneficiato dei fondi straordinari messi in campo per combattere la crisi. Lo stesso ministero della Salute, ad esempio, ha messo a disposizione 60 milioni di dollari per la ricerca sulle tecnologie informatiche applicate alla sanità, in particolar modo nelle aree dove ancora esistono barriere significative all’utilizzo dell’e-Health.

Il Progetto strategico di ricerca avanzata sulle tecnologie sanitarie (Sharp), il cui bando scadrà a fine mese, utilizza dei fondi messi a disposizione dallo stesso Arra (l’U.S. American Recovery and Reinvestment Act) del 2009. Uno degli obiettivi dichiarati del Piano, infatti, era la digitalizzazione del sistema sanitario, che avrebbe accompagnato gli investimenti nelle infrastrutture, nell’edilizia scolastica, nel settore delle energie rinnovabili e il rafforzamento degli ammortizzatori sociali negli Stati che più avevano pagato gli effetti della recessione, che avrebbero ricevuto inoltre risorse aggiuntive per la creazione di nuovi posti di lavoro.

Ma proprio su questo punto, i risultati del piano di sostegno all’economia appaiono controversi. Come riportano, infatti, alcuni articoli pubblicati sul sito di Fox News, più di metà degli Stati americani, preoccupati dai propri bilanci in rosso, non hanno toccato quei 5 miliardi di dollari che avrebbero dovuto servire a trovare un impiego ai beneficiari dei sussidi di disoccupazione.

La preoccupazione principale dei singoli governi è stata che le risorse complementari che avrebbero dovuto stanziare per creare nuovi posti di lavoro si sarebbero rivelate degli investimenti a fondo perduto alla scadenza degli aiuti federali, prevista per il prossimo 30 settembre. Degli 1,2 miliardi di dollari erogati dal ministero della Salute e del Welfare, infatti, 124 milioni sono andati a 21 Stati e al distretto di Colombia per incentivare i datori di lavoro ad assumere le persone meno qualificate, che più avevano difficoltà a “riciclarsi” in altre professioni e – di conseguenza – dipendevano completamente dai sussidi.

Ma proprio la natura di questi nuovi impieghi ha impensierito le amministrazioni locali. Le nuove posizioni, infatti, potrebbero non resistere nel medio e lungo termine proprio perché non finalizzate a una crescita lavorativa e i dipendenti senza titoli e particolari capacità potrebbero trovarsi di nuovo sul marciapiede tra pochi mesi, allo scadere dei finanziamenti. L’effetto di tamponamento della disoccupazione, insomma, potrebbe rivelarsi temporaneo, soprattutto nelle aree più depresse, dove la domanda non reggerà se verranno a mancare le “iniezioni ricostituenti” del governo centrale.

Per questo motivo, c’è chi sostiene sarebbe meglio offrire incentivi ai datori di lavoro per assumere persone qualificate, che avrebbero più chance di mantenere il posto e di diventare indispensabili per le aziende anche in futuro. Come spiega Don Sabbarese, direttore dell’Econometric Center della Kennesaw State University, in Georgia, infatti, «senza una concreta prospettiva di sviluppo, il denaro speso per finanziare il programma sarà sprecato».

Se la Georgia ha utilizzato i suoi 7 milioni di dollari di stimolo per investire nel settore della tecnologia verde, formando e inserendo in questo nuovo campo lavoratori non qualificati, l’Arizona – che ha un buco di bilancio di 700 milioni di dollari – non si è potuta permettere di pagare il 20 per cento degli stipendi che l’amministrazione federale copre solo all’80 per cento. E non se l’è sentita, dunque, di intraprendere la sfida della riconversione, su cui altri Stati – dalla California al Tennessee – stanno invece puntando.