Il cardinale Biffi aggiorna le memorie e attacca omosessuali e Fini, fascista che accusò la chiesa di silenzio sulle leggi razziali contro gli ebrei

Pubblicato il 19 Novembre 2010 5:08 | Ultimo aggiornamento: 19 Novembre 2010 10:10

Tre anni fa alzò un polverone con la prima edizione della sua autobiografia, “Memorie e digressioni di un italiano cardinale”. Ma chi pensava che con quelle seicento pagine avesse esaurito la sua vena tagliente e le sue riflessioni scomode, si sbagliava di grosso: Giacomo Biffi, arcivescovo emerito di Bologna, a 82 anni non ha perso la voglia di condannare quelle che ritiene essere le manifestazioni dell’Anticristo e torna in libreria con una nuova edizione delle sue memorie, circa 80 pagine in più della prima.

Il sito Chiesa.it, fatto, curato e diretto da Sandro Magister, ne ha riportato alcuni brani: Concilio e “Post-Concilio”, Un cardinale e un papa in difesa degli ebrei, l’ideologia dell’omosessualità, preceduti da un commento dello stesso Magister.

Se, del primo volume, colpirono i giudizi con cui il cardinale criticava l’ingenuità di Giovanni XXIII, i frutti negativi del Concilio Vaticano II, i silenzi sul comunismo, i “mea culpa” di Giovanni Paolo II, la versione aggiornata non manca di nuovi spunti polemici.

Nel ripercorrere la sua vita, infatti, Biffi ha aggiunto nuovi capitoli e nuove riflessioni, sempre fedele al suo stile pungente, ironico e anticonformista. A finire nel mirino del cardinale, questa volta, sono il Concilio Vaticano II (o, meglio, le “aberrazioni del postconcilio”), Giuseppe Dossetti e, soprattutto, gli omosessuali.

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Se Dossetti viene ritratto come una figura viziata da un'”ecclesiologia politica” e da una “cristologia improponibile”, l’aggiunta più tagliente del nuovo libro restano le tre pagine dedicate all'”ideologia dell’omosessualità”.

Ideologia “aggressiva” e ormai “vincente”, che per Biffi è però riducibile alla “caduta comportamentale e teorica nella più completa dissolutezza in conseguenza di un accecamento intellettuale”. Una visione da “teologo inattuale” ormai in contrasto con le posizioni di buona parte dei fedeli cattolici, qui accusati di essere intimiditi dalla “persecuzione promossa dagli omosessuali faziosi e dai loro complici ideologici”.

A sostegno delle sue idee, Biffi cita un brano della Lettera di San Paolo ai Romani, che definisce l’omosessualità come la prova e il risultato dell’esclusione di Dio dall’attenzione collettiva e dalla vita sociale.

Com’era successo nell’antichità, anche in epoca contemporanea, secondo il cardinale, “l’estromissione del Creatore – fino a proclamare grottescamente, qualche decennio fa, la morte di Dio – ha avuto come conseguenza (e quasi come intrinseca punizione) un dilagare di una visione sessuale aberrante, ignota (nella sua arroganza) alle epoche precedenti”.

“L’ideologia dell’omosessualità – come spesso capita alle ideologie quando si fanno aggressive e arrivano a essere politicamente vincenti – diventa un’insidia alla nostra legittima autonomia di pensiero: chi non la condivide rischia la condanna a una specie di emarginazione culturale e sociale” sentenzia Biffi.

Il cardinale in pensione, del resto, non esita a ricordare anche ai meno dissoluti ma pur sempre peccatori, i divorziati, che sono “in antitesi alla volontà di Cristo” e dunque è meglio che “la smettano di sollecitare pubblicamente la Chiesa” e si acconcino a sopportare “in silenzio sofferto” la loro condizione “implorando con umiltà la divina misericordia”.

Biffi esalta la figura di Pio XI, il papa del concordato con Mussolini e Hitler, ma anche il papa che si ritirò a Castelgandolfo e fece spegnere le luci del Vaticano e chiudere le porte di San Pietro e dei musei in occasione della visita a Roma del Fuhrer-

Dopo la pubblicazione delle leggi razziali, ricorda Biffi, il cardinale Schuster dal pulpito del duomo di Milano, pronunciò un’omelia che recitava così: “È nata all’estero e serpeggia un po’ dovunque una specie di eresia, che non solamente attenta alle fondamenta soprannaturali della cattolica Chiesa, ma materializzando nel sangue umano i concetti spirituali di individuo, di nazione e di patria, rinnega all’umanità ogni altro valore spirituale, e costituisce così un pericolo internazionale non minore di quello dello stesso bolscevismo. È il cosiddetto razzismo”.

Dopo quelle parole, stampate anche sulla “Rivista Diocesana Milanese” e divulgate dal quotidiano cattolico “L’Italia”, a Roma, dagli ambienti fascisti, si cominciò a chiedere una ritrattazione o almeno un evidente cambio di indirizzo del giornale, con la minaccia (in caso contrario) di una soppressione senza appello.

“Il cardinale però non fu lasciato solo – racconta Biffi – Da parte del papa arrivò un messaggio a firma del segretario monsignor Carlo Confalonieri: “Il Santo Padre esorta il cardinale di Milano a sostenere con coraggio la dottrina cattolica, poiché non si può cedere su questo punto, né il giornale ‘L’Italia’ può cambiare indirizzo. ‘Aut sit ut est, aut non sit’ [O così, o niente]. Che, se fosse costretto a cessare le pubblicazioni, si passino i nominativi degli abbonati all’’Osservatore Romano'”.

Una nota che, secondo Biffi, dovrebbe zittire chi in Italia “ha parlato di un deplorevole silenzio della Chiesa in quella circostanza”. Il riferimento è a Gianfranco Fini, che nel 2008, aprendo i lavori di un convegno dedicato al settantesimo anniversario delle leggi razziali, da buon fascista che certamente in gioventù aveva anche vigorosamente sostenuto quella ignominia, ebbe il becco di criticare la Chiesa, colpevole, a suo dire, di non aver detto e fatto abbastanza.

“Certo, essendo egli del 1952, ha l’attenuante che all’epoca non era ancora nato – commenta  Biffi – ma ha l’aggravante di aver voluto, ciò nonostante, intervenire nel merito, rivelando al tempo stesso i suoi gratuiti preconcetti e la sua singolare disinformazione”.