Colombia, 318 leader sociali uccisi nel 2018: che sta succedendo dopo la “pace” con le Farc VIDEO

di Lorenzo Briotti
Pubblicato il 8 agosto 2018 7:48 | Ultimo aggiornamento: 8 agosto 2018 14:40
 Nos están matando

Un frame di “Nos están matando”

BOGOTA’ – Martedì 7 agosto, in Colombia si è ufficialmente insediato Iván Duque Márquez, il presidente che succede al premio Nobel per la pace Juan Manuel Santos [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play].

Duque, leader del Centro democratico fondato dal discusso ex presidente Alvaro Uribe, lo scorso 17 giugno ha vinto il ballottaggio sconfiggendo il candidato della sinistra radicale, l’ex guerrigliero Gustavo Petro Urrego. 

Il Paese che l’esponente di destra si trova davanti è ancora in guerra e non affatto pacificato come avrebbe voluto Santos dopo aver raggiunto il difficilissimo accordo di pace con i guerriglieri delle Farc. Così doveva essere e così non è stato: a morire in questi mesi sono i difensori dei diritti umani, prevalentemente indigeni e contadini. Si tratta di uomini e donne, lideres e lideresas sociales come vengono chiamati in spagnolo. Nella Colombia del post-conflitto sarebbero dovuti essere le figure chiave nel costruire la pace e dar forma alla cosidetta nuova Colombia. Doveva essere così ma fino ad ora è accaduto l’opposto, con 318 di loro assassinati solo nel 2018, dato che va tristemente ad aggiungersi agli oltre 200mila morti prodotti in 60 anni di quello che in Colombia viene chiamato il conflitto armato permanente.

Si tratta di leader sociali che lottano con le loro comunità per difendersi dai narcotrafficanti e paramilitari che occupano i territori abbandonati dalle Farc, dopo che la guerriglia più longeva del Sud America ha deciso di sedersi al tavolo per negoziare con il governo.

Questa vera e propria mattanza viene raccontata in un documentario dal titolo “Nos están matando” (“Ci stanno uccidendo” ndr). Diretto da Emily Wright e Tom Laffay e prodotto da Daniel Bustos Echeverry, questo breve docufilm realizzato nel 2017 segue due leader sociali, uno appartenente ad una comunità del popolo indigeno Nasa e uno Afrodiscendente (la Colombia è il secondo paese del Sud America per numero di popolazione nera ndr).

I due uomini descrivono le lotte compiute e le minacce subite come conseguenza per aver difeso i diritti della propria comunità e raccontano di aver sepolto molti amici e familiari assassinati da chi non vuole la pace.

ll documentario, visibile in fondo all’articolo con i sottotitoli in italiano, è stato girato nella regione del Cauca. Questo territorio che si affaccia sul Pacifico ha un altissimo tasso di popolazione idigena e nera ed ha visto diversi leader sociali assassinati. I due difensori dei diritti umani sono Feliciano Valencia, leader Nasa che lotta per il diritto alla terra, e Hector Marino, leader comunitario che sta provando a costituire la Guardia Cimarrona, un gruppo di autoprotezione.

Pur essendo girato nel Cauca, “Nos están matando”è un grido di protesta e speranza con cui il 42enne neo presidente dovrà fare i conti. Duque però, potrebbe decidere di girarsi dall’altra parte e di non vedere quello che sta accadendo. La cosa è purtroppo molto probabile. Il suo partito è guidato dall’ex presidente Alvaro Uribe, accusato e condannato per aver avuto legami col paramilitarismo.

Larghissima parte della destra colombiana che controlla l’economia di questo paese da più di 40 milioni di abitanti, tendenzialmente nega l’esistenza di questo conflitto, relegando il così alto numero di leader sociali assassinati ad una banale “lotta tra bande locali”.