Usa, Congresso. Fallimento totale, niente accordo su riduzione deficit

Pubblicato il 22 Novembre 2011 10:54 | Ultimo aggiornamento: 22 Novembre 2011 10:54

La supercommissione congressuale

WASHINGTON, STATI UNITI – Dopo mesi di trattative la supercommissione congressuale degli Stati Uniti ha fallito nel tentativo di raggiungere un accordo bipartisan tra democratici e repubblicani sui tagli alla spesa per l’ammontare di 1.200 miliardi di dollari per ridurre il debito federale di 15 mila miliardi di dollari.

Immediata reazione del presidente Barack Obama, che ha cercato di rassicurare il Paese. ”Non siamo nella situazione della scorsa estate e non c’e’ alcun default imminente, ma il deficit va ridotto”, ha affermato il presidente puntando il dito contro la mancata volonta’ dei repubblicani di raggiungere un compromesso, minacciando il veto a ogni tentativo di bloccare l’entrata in vigore dei tagli automatici alla spesa previsti dopo il fallimento nel raggiungere un accordo.

Nonostante la mancata intesa il rating degli Stati Uniti resta invariato per Standard & Poor’s e Moody’s, che confermano i loro giudizi. Le indiscrezioni sull’imminente fallimento della supercommissione circolate per tutta la giornata di lunedi hanno affondato Wall Street fin dall’inizio delle contrattazioni. L’annuncio ufficiale e’ arrivato dopo la chiusura dei mercati, affidato a un comunicato nel quale i due co-presidenti hanno dichiarato: ”Dopo mesi di duro lavoro, siamo giunti alla conclusione che non e’ possibile raggiunge un accordo bipartisan. Nonostante il fallimento, la crisi di bilancio va gestita e non lasciata alle prossime generazioni”.

Obama ha criticato i repubblicani che hanno rifiutato di ”ascoltare le voci della ragione e del compromesso” anche a fronte delle varie proposte bilanciate per ridurre il deficit che sono arrivate alla commissione. ”Io ho proposto un piano da 3.000 miliardi di dollari. Altre proposte bilanciate sono state avanzate” ma i repubblicani hanno detto no”, ha detto Obama, ribadendo che ‘non consentira’ un aumento delle tasse sulla classe media il prossimo anno”.  E soprattutto che opporra’ il proprio veto a ogni sforzo di bloccare l’entrata in vigore dei tagli automatici previsti dal 2013, la meta’ dei quali riguardano il Pentagono. Il deficit va ridotto, ha detto, ”e in un modo o nell’altro lo ridurremo di 2.200 miliardi di dollari”.

L’impasse della supercommissione e’ stata di nuovo sulle tasse, che i repubblicani non vogliono alzare per i piu’ ricchi, e i programmi di assistenza, che i democratici non vogliono tagliare se non a fronte di un aumento dell’imposizione fiscale per le classi agiate. L’incapacita’ del Congresso ad agire rischia di alimentare l’incertezza: repubblicani e democratici hanno gia’ iniziato a scambiarsi accuse e i repubblicani criticano Obama per non essere intervenuto e non aver fatto pesare la propria leadership nella supercommissione.

Ma, ha tagliato corto il portavoce della Casa Bianca Jay Carney, ”sta al Congresso agire e non alla Casa Bianca”. Secondo il giudizio di certi osservatori  il fallimento della supercommissione potrebbe essere una carta vincente per Obama nella campagna elettorale per le presidenziali del 2012, offrendogli l’occasione di criticare l’incapacita’ di azione del Congresso, dove la Camera dei Rappresentanti è dominata dai repubblicani.

Secondo gli analisti con il fallimento della supercommissione anti-deficit si affievoliscono le prospettive per il via libera del Congresso a misure di stimolo per l’economia e si rischia lo ”shutdown”, una chiusura, del governo gia’ il prossimo mese. ”Il fallimento arriva in un brutto momento con tutti i problemi che ci sono in Europa”, ha dichiarato Anthony Conroy di BNY ConvergEx al Financial Times. ”L’indecisione crea volatilita’ e noi vorremmo vedere Washington schierata tutta dalla stessa parte” aggiunge. Nel 1995 lo ”shutdown”, durante l’amministrazione di Bill Clinton, duro’ 15 giorni, durante i quali tutte le attivita’ governative furono sospese.

Pericolosi tagli minacciano la sicurezza degli Stati Uniti. A lanciare l’allarme è il segretario alla Difesa, Leon Panetta, in seguito al fallimento della supercommissione, che farà scattare tagli automatici per 1.200 miliardi di dollari dal 2013, di cui la meta’ per il Pentagono. ”Se il Congresso non agira’ il prossimo anno, il dipartimento della Difesa si trovera’ ad affrontare tagli devastanti. In 40 anni di servizio non sono mai stato cosi’ preoccupato della capacita’ del Congresso di trovare soluzioni di buon senso ai problemi urgenti del paese”, ha detto Panetta. Ha aggiunto: ”I tagli automatici metteranno in pericolo la capacita’ del Pentagono di assicurare la difesa del Paese: le nostre truppe meritano di piu’, il nostro Paese merita di piu”.