Conte in Libia con Di Maio: sono liberi i pescatori di Mazara prigionieri dopo oltre 100 giorni

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Dicembre 2020 11:56 | Ultimo aggiornamento: 17 Dicembre 2020 17:48
Pescatori ostaggi: governo pezzente se non li libera e governo pezzente se li libera

Conte in Libia con Di Maio per liberare i pescatori di Mazara prigionieri da 100 giorni (Foto d’archivio Ansa)

Conte e Di Maio in Libia per liberare i pescatori di Mazara. I membri dei pescherecci italiani prigionieri per 108 giorni. Finalmente il governo si muove per una storia su cui l’Italia è sembrata ferma. Finalmente invece i pescatori sono liberi e stanno tornando in Italia.

Cento giorni di prigionia sono tanti. I parenti degli italiani fermati in Libia si erano mobilitati più volte davanti ai palazzi del Potere. E nel frattempo Haftar aveva liberato un equipaggio turco. Una notizia che sapeva di beffa per la diplomazia italiana.

Dopo oltre tre mesi, finalmente si sono mossi (nel vero senso della parola) presidente del Consiglio e ministro degli Esteri. Mentre in Italia qualcuno già invocava l’intervento dei corpi speciali.

Conte e Di Maio volano in Libia

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio sono volati per Bengasi. Proprio a Bengasi, roccaforte del generale Khalifa el-Haftar sono trattenuti da inizio settembre gli equipaggi di due pescherecci italiani di Mazara del Vallo. In totale 18 persone, tra cui 8 italiani, 6 tunisini, 2 indonesiani e 2 senegalesi. 

I pescatori di Mazara sono liberi

“E’ arrivata la prima notizia. I nostri pescatori sono a bordo dei pescherecci e aspettano l’ok per togliere la cima e fare rotta su Mazara del Vallo. Arriveranno da quello che abbiamo capito con le barche… E’ una notizia che aspettavamo da 108 giorni. Una trattativa lunga. Ringraziamo il governo per l’esito e i giornalisti che hanno tenuto alto il livello di attenzione. Abbiamo sofferto tutti per quanto successo”. Lo ha detto il presidente del Consiglio comunale di Mazara del Vallo, Vito Gangitano.

Pescatori di Mazara in Libia, 108 giorni di sequestro

Era il primo settembre, oltre cento giorni fa. Per 108 lunghi giorni diciotto pescatori – otto tunisini, sei italiani, due indonesiani e due senegalesi – sono stati trattenuti in Libia. Erano a bordo di due pescherecci di Mazara del Vallo, “Antartide” e “Medinea“, sequestrati dalle motovedette libiche.

L’accusa è di avere violato le acque territoriali, pescando all’interno di quella che ritengono essere un’area di loro pertinenza. In base a una convenzione che prevede l’estensione della Zee (zona economica esclusiva) da 12 a 74 miglia. Nei giorni seguenti al sequestro le milizie di Haftar hanno contestato, in modo infondato, anche il traffico di droga.

Inoltre nel corso delle trattative sarebbe stata avanzata la richiesta di uno “scambio di prigionieri”. Cioè l’estradizione di quattro calciatori libici condannati in Italia come scafisti di una traversata in cui morirono 49 migranti. 

Il caso dei calciatori scafisti

Uno strano caso questo dei calciatori-scafisti. Condannati a 30 anni di carcere dalla giustizia italiana, ma conosciuti in Libia come giovani promesse del calcio. Sono stati condannati dalla corte d’assise di Catania e poi dalla corte d’appello etnea. L’accusa per loro era di aver fatto parte del gruppo di scafisti responsabili della cosiddetta “Strage di Ferragosto” del 2015. Strage in cui morirono 49 migranti.

La notte della strage di Ferragosto

Quella notte, secondo l’accusa, avrebbero contribuito con “calci, bastonate e cinghiate” per bloccare i migranti nella stiva dell’imbarcazione. Nel corso del processo, la loro vicenda era stata monitorata dall’ambasciata libica in Italia, partecipando anche ad alcune udienze al Tribunale di Catania.

I quattro raccontarono ai giudici di aver pagato per quel viaggio, ricostruendo la loro versione. Come Al Monsiff che disse di “giocare a calcio nella serie A” e “aveva deciso di andare in Germania per avere un futuro, impossibile in Libia a causa della guerra”.

Durante il dibattimento i legali dei quattro imputati sollevarono anche alcune anomalie nel loro riconoscimento. Avvenuto attraverso delle interviste ai 313 sopravvissuti di quel viaggio, giunti a Catania a bordo della Siem Pilot il 17 agosto 2015.

La protesta dei familiari dei pescatori di Mazara

I familiari hanno protestato più volte a Mazara, in piazza. E poi anche davanti alla casa del ministro alla Giustizia, a Montecitorio. Incatenandosi, chiedendo anche l’intervento dei corpi speciali, e si riteneva possibile una soluzione proprio a ridosso del Natale. (Fonti: Ansa e Agi)