Contro al Qaeda in nord Africa gli Stati Uniti pensano di utilizzare i droni

Pubblicato il 3 ottobre 2012 14:12 | Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2012 14:12

Un drone Usa lanciamissili

WASHINGTON, STATI UNITI – Contro la minaccia di Al Qaeda in Nord Africa, gli Usa stanno valutando anche l’utilizzo dei micidiali droni, mentre per la Libia si starebbero approntando ‘liste di obiettivi’ da colpire.

Dall’anno scorso, la Primavera Araba ha alimentato molte speranze di una stagione di stabilita’ e democrazia per il Medio Oriente, ma ha anche favorito il rilascio dalle prigioni di molti pericolosi jihadisti e a breve termine ha portato alla nascita di nuove minacce terroristiche, al punto che negli ultimi mesi ci sono state alla Casa Bianca una serie di riunioni per esaminare per la prima volta la possibilita’ di raid unilaterali con i famigerati aerei senza pilota.

Inoltre, lo Special Operations Command, che coordina operazioni militari speciali come quella che ha portato all’uccisione di Osama bin Laden, sta preparando dei ”pacchetti di obiettivi”, che rappresentano il primo passo per ogni eventuale ordine del presidente Barack Obama per azioni contro i responsabili dell’attacco al consolato Usa a Bengasi in cui, l’11 settembre scorso, sono stati uccisi l’ambasciatore Chris Stevens e altri tre americani. Lo rivela il New York Times, notando che il presidente Obama ha una serie di opzioni, tra cui il ricorso a droni armati, a raid di corpi speciali come i Navy Seal o a missioni congiunte con le forze libiche.

Le tracce dell’attacco dell’11 settembre scorso contro il consolato Usa a Bengasi, secondo quanto scrive il Wall Street Journal, portano fino ad Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi), ad Ansar al Sharia e ad un integralista egiziano con contatti col capo di al Qaeda Ayman al Zawahri e con Muhammad Jamal Abu Ahmad. Tra gli attivisti tornati in liberta’, Abu Ahmad e’ ritenuto uno dei piu’ pericolosi. Nato 45 anni fa al Cairo, e’ stato alla guida dell’ala operativa della Jihad Islamica. Nel 2000 e’ poi finito in prigione, da dove e’ uscito lo scorso anno e ha iniziato a formare un suo proprio gruppo di jihadisti, che funzionari occidentali chiamano il Jamal Network.

Con lui, secondo fonti occidentali citate dal giornale, si sono schierati integralisti che ha conosciuto in prigione, tra cui Murjan Salim, che a sua volta ha contatti con al Qaeda. Tra gli integralisti tornati in liberta’ lo scorso anno c’e’ poi Mohammed al Zawahri, fratello del leader di al Qaeda. Le riunioni alla Casa Bianca, rivelate dal Washington Post, sono iniziate prima dell’attacco al consolato Usa a Bengasi, ma da allora sono diventate piu’ frequenti, specie dopo che dietro quegli eventi e’ stata vista l’ombra dell’Aqmi.

Alle riunioni partecipano il consigliere della Casa Bianca per l’antiterrorismo John Brennan e alti operativi della Cia, del Dipartimento di Stato e del Pentagono. Secondo quanto hanno detto funzionari americani citati in forma anonima dal Washington Post, si tratta di riunioni che riflettono la preoccupazione di un’accresciuta minaccia dopo che il ramo africano di al Qaeda ha preso il controllo del Mali settentrionale e ha ottenuto nuove armi con la fine del regime di Gheddafi in Libia. Allo stato dei fatti, ha affermato un funzionario dell’antiterrorismo Usa coinvolto nelle discussioni, la questione principale e’ se si debbano o meno dispiegare nell’area droni armati.

Decisioni in merito, secondo altre fonti, non ne sono state ancora prese e l’amministrazione del presidente Barack Obama sta rafforzando i suoi aiuti di carattere militare ai Paesi vicini del Mali, come Mauritania e Niger, e ha organizzato manovre militari congiunte con diversi Paesi dell’Africa Occidentale, come Senegal, Burkina Faso, Guinea e Gambia. Il portavoce del Pentagono George Little getta comunque acqua sul fuoco affermando che attualmente da parte degli Usa ”non sono previste operazioni militari unilaterali in Mali o altrove nella regione”.

Nondimeno, la preoccupazione rimane alta e traspare anche dalle parole del segretario di Stato Hillary Clinton una settimana fa all’Assemblea dell’Onu. ”Con una accresciuta liberta’ di manovra – ha detto – terroristi stanno tentando di ampliare il loro raggio di azione e le loro reti, ma gli Stati Uniti stanno rafforzando i loro sforzi di antiterrorismo per combattere una minaccia all’intera regione e al mondo”.