Contro Obama il “diritto a non avere sanità”. Con Obama 60mila suore cattoliche

Pubblicato il 19 Marzo 2010 14:39 | Ultimo aggiornamento: 19 Marzo 2010 14:39

A due giorni dal voto alla Camera per la riforma sanitaria, Barack Obama rinvia il viaggio in Asia per cercare in patria ulteriori appoggi alla sua causa. Il presidente si è convinto a rinviare la sua missione in Australia e Indonesia perché all’interno dello stesso Partito democratico al Congresso mancano alcuni voti necessari, soprattutto fra chi ha paura di non essere rieletto se desse il consenso alla riforma voluta da Obama.

Gli ostacoli al nuovo sistema sanitario, però, non sono solo a Washington: in 38 Stati su 50 le assemblee legislative hanno già approvato, o stanno per farlo, una proposta di legge intenzionata a bloccare l’operatività della riforma della Casa Bianca. Si tratta dell'”Health Care Freedom Act”, una normativa che prevede il diritto dei singoli di fare causa al governo per tutelare la propria libertà di non avere un’assicurazione sanitaria obbligatoria, elemento cardine del testo all’esame del Congresso. Il problema per Obama è che nei 38 Stati in cui l’Act è all’esame dei “parlamenti” ci sono governatori sia democratici sia repubblicani.

Il consenso alle nuove sanità, insomma, appare minoritario in tutto il territorio: un’indagine Rasmussen ha evidenziato che gli americani contrari  sarebbero oltre il 53 per cento. Tutto è partito dalla roccaforte repubblicana dell’Idaho, dove il governatore Butch Otter ha sfidato così il presidente in diretta televisiva: «Quelli che risiedono nella Torre d’avorio vi diranno che questo atto non conta nulla ma io vi dico che c’è una massa critica di Stati d’accordo con noi e che tutti assieme sommiamo un peso di valore costituzionale».

La tesi dei proponenti l’Health Care Freedom Act è addirittura che Obama starebbe andando contro i principi fondamentali della costituzione americana: un obbligo giuridico di avere l’assicurazione medica, insomma, non può essere imposto. Per fortuna, il presidente incassa d’altra parte un appoggio inaspettato dalle suore d’America: in sessantamila hanno firmato un appello al Congresso, invitando a votare l’approvazione della legge.

Un’iniziativa coraggiosa da parte delle religiose, se si pensa che la posizione ufficiale della Chiesa è contraria alla legge perché, secondo la spiegazione fornita dalle alte gerarchie, permetterebbe di rimborsare gli aborti con i fondi federali. Invece, proprio per rispetto del diritto alla vita, le suore spingono perché si voti sì perché il testo «proteggerà i casi di coscienza e farà nuovi investimenti a vantaggio delle donne incinte. Questa è la vera posizione in favore della vita e in quanto cattolici noi la appoggiamo».