Twitter: per la Corea del Nord quasi settemila iscritti, pochi dissidenti. E Seul vuole il blackout

Pubblicato il 18 agosto 2010 14:17 | Ultimo aggiornamento: 18 agosto 2010 15:10

La Corea del Nord registra un boom di iscritti al suo account su Twitter (www.twitter.com/uriminzok), saliti oggi a quota 6.803 (erano 500 lunedì), causando l’irritazione della Corea del Sud che vuole un vero blackout, bloccare cioè l’accesso al sito di micro-blogging.

Gli Usa hanno dato il via libera alla svolta Twitter-YouTube voluta dal regime, fiduciosi che possa favorire anche a Pyongyang forme di dissidenza come avvenuto in Iran, ma la Corea del Sud ha espresso preoccupazione per la propaganda contro Seul e Washington.

”Gli utenti di Twitter devono essere consapevoli che interagiscono con un sito della Corea del Nord e questo è motivo di violazione della normativa sulla cooperazione e sullo scambio intercoreano”, ha spiegato nel pomeriggio Lee Jong-joo, portavoce del ministero dell’Unificazione di Seul. Secondo la legge in vigore, infatti, coloro che contattano nordcoreani senza preventiva notifica al ministero rischiano una multa fino a 3 milioni di won (2.500 dollari).

Ancora più pesante la National Security Law: coloro che comunicano o hanno una corrispondenza con gruppi antigovernativi rischiano una pena detentiva massima di 10 anni, se consapevoli di azioni che potrebbero minacciare la sicurezza nazionale. Il Nord ha lanciato il sito ufficiale www.uriminzokkiri.com, collegato ai due account su Twitter e YouTube: Seul, con una accelerata dopo l’elezione a presidente di Lee Myung-bak, ha oscurato 65 siti vicini a Pyongyang, bloccando gli indirizzi IP.

La questione è molto più complicata con Twitter, per le implicazioni di natura tecnica e giuridica da risolvere. Nel mese di luglio, Pyongyang ha creato il canale su YouTube, caricando finora oltre 80 video di lodi al ‘caro leader’ Kim Jong-il, di difesa contro le accuse del Sud sulla tragedia dell’affondamento della Cheonan (costata la vita a 46 marinai di sudcoreani) e contro ”l’imperialismo degli Usa”.