Portaerei nucleare americana in viaggio verso le acque coreane

Pubblicato il 24 Novembre 2010 11:09 | Ultimo aggiornamento: 24 Novembre 2010 11:09

La portaerei nucleare George Washington

Una portaerei americana nucleare affiancata da una squadriglia di navi da guerra di appoggio si sta dirigendo verso le acque coreane mercoledi, 24 ore dopo che la Corea del Nord ha preso a cannonate un’isola della Corea del Sud, a quanto riferisce la Reuters.

L’iniziativa Usa rischia di rendere furioso il Nord e inquietare la Cina, suo alleato.

La portaerei George Washington, dotata di 75 aerei e un equipaggio di 6 mila persone, è partita da una base a sud di Tokyo e compirà manovre navali assieme a unità sudcoreane da domenica a mercoledi, secondo quanto hanno dichiarato funzionari americani a Seul.

”Queste manovre sono di natura difensiva”, ha fatto sapere in una dichiarazione la U.S. Forces Korea, ”e sebbene previste prima dell’attacco di artiglieria di ieri, non provocato dal governo di Seul, sono intese a dimostrare la forza derl ROK – l’alleanza tra gli Stati Uniti e la Corea del sud – e l’impegno degli Stati Uniti per la stabilità regionale attraverso la deterrenza”.

L’invio della portaerei nucleare sembra diretto a rafforzare le pressioni sulla Cina affinchè tenga a freno il Nord dopo che ha sparato dozzine di proiettili di artiglieria control’isola sudcoreana. Due soldati sudcoreani sono morti e molte case incendiate in quello che viene considerato il più grave attacco nella regione dalla fine della guerra tra le due Coree nel 1953.

Il presidente Obama, svegliato nel cuor della notte per essere informato dell’attacco, ha espresso il suo sdegno ed ha sollecitato il Nord a por termine alle sue provocazioni.

Sebbene le manovre fossero previste da tempo, esse riportano alla memoria la crisi del 1996, quando il presidente Bill Clinton inviò una portaerei con unità di appoggio attraverso lo stretto di Taiwan dopo che Pechino sperimentò missili nel canale tra la Cina e Taiwan.

”Una portaerei è il maggiore e visibile segno di forza che ci sia, e si può considerare una forma di deterrenza preventiva”, ha dichiarato Lee Chung-min dell’università Yonsei di Seul.