Coronavirus, in Russia positivo il premier Mishustin

di redazione Blitz
Pubblicato il 30 Aprile 2020 19:20 | Ultimo aggiornamento: 1 Maggio 2020 8:23
Coronavirus, premier russo Mishustin positivo

Coronavirus, premier russo Mishustin (nella foto Ansa) positivo

MOSCA  –  Il premier russo, Mikhail Mishustin, è risultato positivo al coronavirus. Lo riporta la agenzia di stampa Tass.

Coronavirus, non solo il premier: i contagi in Russia

In Russia l’epidemia di coronavirus si è impennata negli ultimi giorni: i casi ufficiali hanno sfondato quota 100mila, sull’onda del record di oltre 7mila contagi registrati nelle 24 ore precedenti.

Con i russi in lockdown dal 30 di marzo, la situazione non pare rosea, sino a che non si guardano i deceduti: gli ultimi dati ne certificano infatti 1.073 in totale, il che dà alla Russia un indice di mortalità tra i più bassi al mondo (intorno all’1%).

Il tema dei numeri è stato fin da subito uno dei più spinosi e da più parti (dissidenti, sindacati di categoria, persino capi di Stato in teoria amici, come il bielorusso Alexander Lukashenko) le autorità russe sono state accusate di mentire per sminuire l’entità dell’epidemia.

I problemi certo non mancano: medici e infermieri hanno denunciato, a più riprese, la mancanza di kit di protezione individuale e le difficili condizioni di lavoro; a Ufa un ospedale è stato messo in quarantena a causa del coronavirus dilagante tra personale e pazienti, con i lavoratori di fatto sequestrati; i medici hanno lanciato poi un sito indipendente dove tenere la conta dei caduti in prima linea poiché i dati ufficiali non quadrano.

Detto questo, ad oggi non si hanno informazioni di ‘morti fuori scala’, né a Mosca, epicentro dell’epidemia, né nelle regioni, dove il sistema è certamente meno attrezzato per resistere all’urto.

Secondo uno studio del centro di analisi del ministero della Salute il successo finora registrato si dovrebbe “alla bassa densità della popolazione, nella nazione più estesa al mondo, la bassa mobilità delle persone, se paragonata agli Usa o all’Europa, compreso anche il basso turismo interno nei mesi invernali, l’alto livello di vaccinazione, la buona mobilitazione ospedaliera e il massiccio uso di test (oltre 3 milioni, ndr)”. Nonché, ovviamente, alle “misure” prese dalle autorità.

Inoltre, stando ai dati forniti dalla task force nazionale, a Mosca (dove si concentrano al momento il 50% dei casi) la stragrande maggioranza dei contagiati ha meno di 65 anni (e solo il 15% supera questa soglia di età, comprendendo anche gli ultra ottantenni), circostanza che impatta molto sul numero dei ricoveri e quindi delle morti.

Il presidente, Vladimir Putin, ha erò ricordato più volte che il “picco deve ancora arrivare”: secondo i modelli matematici questo potrebbe accadere, a Mosca, entro metà maggio e poi, con un ritardo di 3 settimane, nel resto del Paese. (Fonti: Ansa, Tass)