Cristiani uccisi perché cristiani: 3066. L’anno scorso, non mille anni fa

di Riccardo Galli
Pubblicato il 11 gennaio 2018 4:32 | Ultimo aggiornamento: 10 gennaio 2018 14:35
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Cristiani uccisi perché cristiani: 3066. L’anno scorso, non mille anni fa

ROMA – Cristiani uccisi perché cristiani, cristiani messi a morte per la loro fede, eliminati dalla faccia della terra perché credevano in Cristo. Ha provati a contarli il report della Cei, la conferenza dei vescovi italiani. E il conto è arrivato alla cifra di 3.066. Tremila e sessantasei cristiani uccisi perché cristiani. E non duemila anni fa agli albori del cristianesimo, non nei secoli del cristianesimo osteggiato ad intermittenza da Roma Imperiale. E neanche nei secoli in cui i cristiani si ammazzavano tra loro o nei tempi delle guerra tra potere temprale e potere religioso, tra re e papi. No i 3.066 cristiani messi a morte per la loro fede sono quelli dell’anno scorso, il 2.o17.

Tremila e sessantasei è la cifra appurata, documentata. Ma saranno certamente di più. Accanto alla cifra degli uccisi c’è quella degli assalti a edifici cristiani, chiese prima di tutto ma non solo. Eccola: 15.540 assalti. E c’è la cifra dei cristiani in galera qua e là nel mondo, detenuti senza processo. E quella dei cristiani rapiti: 1.252. E quella degli stupri denunciati a danno di cristiani: almeno un migliaio. E quella di cristiani abusati: 33.225. E quella dei cristiani costretti ad abiurare nella forma di matrimoni forzati con partner di altre religioni: 1.240.

Esecuzioni, condanne a morte, linciaggi, attentati, galera, stupri, violenze, abiure forzate toccano a decine di migliaia di umani sul pianeta per il solo fatto di avere una fede religiosa anziché un’altra. E a centinaia di migliaia di cristiani toccano, vengono impartite discriminazione e sottomissione. Qui, oggi, su questo pianeta e in questo tempo.

Chi lo fa? Chi uccide cristiani solo perché sono cristiani o li imprigiona o fa loro violenza o li macella con bombe e fucile mitragliatore o predica e pratica la loro impurità infedele meritevole di ogni punizione e sopruso? Dice il report, fa un nome che è quello esatto: il “nazionalismo religioso” è l’assassino, il torturatore, il macellaio. Quando nazionalismo e identità religiosa si fondono spesso danno vita alla teocrazia, allo Stato-chiesa, alla predicazione secondo la quale il fedele nella vera e unica fede deve in nome del suo dio purificare la terra dagli infedeli, da coloro che credono nel dio diverso. Diverso e perciò sbagliato.

Oggi il nazionalismo religioso è presente e vivo in vari luoghi geografici e culturali dell’Islam. Ma anche l’induismo di Stato in India coltiva e pratica il nazionalismo religioso. In Europa ed Occidente non è che non esista, esiste eccome. Il nazionalismo e l’intolleranza religiosa hanno intriso di sangue l’Europa per secoli. La differenza è che in Occidente il nazionalismo religioso ha subito una brutta sconfitta intorno a due secoli fa. Sconfitto, vinto ma non certo estirpato. Infatti l’idea che l’infedele e il diverso sia umano di serie inferiore e che inquini la terra del vero dio in Occidente la teniamo a bada, non è che non c’è. E la teniamo a bada con sempre più fatica, ogni tanto erutta. Un giorno in Polonia, un altro negli Usa, un altro ancora in Austria o in Finlandia…Qualche rivolo di lava per nulla spenta arriva anche nelle campagne e propagande elettorali. Dei giorni nostri, qui e adesso.