Usa, democratici sconfitti: Obama si accorderà con i repubblicani su tasse e crisi?

Pubblicato il 3 novembre 2010 16:16 | Ultimo aggiornamento: 3 novembre 2010 16:16
obama

Barack Obama

Le elezioni di Midterm (anche se i risultati definitivi non sono ancora arrivati) si sono rivelate una sconfitta per i democratici e per il presidente Barack Obama, che ora dovrà rivolgersi ai repubblicani. I democratici sono riusciti a salvarsi dal “naufragio” mantenendo la maggioranza al Senato (mentre alla Camera c’è stata una debacle), ma è indubbio che adesso il presidente dovrà rafforzare il dialogo con i “rivali” politici: un’eventualità che in Italia sarebbe impensabile, visto che i politici di casa nostra (Berlusconi in primis) rifiutano ogni tipo di intesa con le forze avverse, mettendo da parte anche ipotetici accordi “di responsabilità nazionale”. Massimo Gaggi sul Corriere della Sera ha fatto un’analisi di quelle che dovrebbero essere le prossime mosse di Obama, a partire dalla Commissione di responsabilità fiscale che entro quattro settimane dovrà proporre al Congresso una ricetta drastica per il contenimento del debito pubblico.

Secondo Gaggi il punto di convergenza potrebbe essere l’economia: le prime due mosse potrebbero essere “l’avvio dell’indispensabile ridimensionamento del deficit pubblico di lungo periodo e, soprattutto, la decisione sull’eventuale proroga (totale o limitata ai ceti medi) degli sgravi fiscali di Bush che scadono a fine dicembre”. Ma soprattutto, l’occasione per un accordo bipartisan potrebbe allora essere la commissione sulla responsabilità fiscale, “l’organismo «bipartisan» (10 democratici, 8 repubblicani) di Erskine Bowles e Alan Simpson che da mesi sta lavorando alacremente e lontano dai riflettori sui problemi più spinosi della finanza pubblica Usa. Gaggi ritiene “difficile che la Commissione per la «Fiscal Responsibility» riesca a trovare sulle misure da adottare l’accordo abbastanza dettagliato e ampio che consentirebbe al «pacchetto» di andare direttamente al voto del Congresso”.

Il cattivo risultato delle elezioni di midterm è indice del calo di popolarità di Obama: probabilmente, spiega Gaggi, gli elettori di Obama non hanno recepito favorevolmente le politiche adottate dall’amministrazione Obama. Chi si è accorto, osserva Gaggi, “che il «pacchetto» della Casa Bianca ha ridotto le tasse al 95 per cento degli americani? Nessuno, a giudicare dalla diffusa sensazione che negli ultimi due anni le imposte non siano state affatto ridotte ma siano, anzi, salite”.

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Quanto all’occupazione, prosegue il giornalista del Corriere, “lo stimolo ne ha creata un po’ finanziando l’apertura di nuovi cantieri, ma soprattutto ha limitato i licenziamenti di insegnanti, poliziotti e impiegati pubblici, dando un po’ di sollievo alle esauste casse di Stati e municipi. Ma dopo poco più di un anno – proprio alla vigilia del voto – i fondi dello stimolo hanno cominciato ad esaurirsi e gli enti locali, di nuovo senza soldi, hanno cominciato a tagliare il personale”.

Infine Gaggi individua nella politica economica la soluzione “condivisa” perché per Obama si apra “uno spiraglio”: “Ma se anche democratici e repubblicani «di buona volontà» riuscissero a sgombrare il campo dalle illusioni seminate dai due partiti durante la campagna, chiarendo una volta per tutte che per uscire dalla crisi finanziaria sono necessari tanto i tagli della spesa sociale respinti dai democratici, quanto gli aumenti dei tributi demonizzati dai repubblicani, per Obama si aprirebbe uno spiraglio”.