Donald Trump e Jeffrey Epstein: un’amicizia tra frodi finanziarie, minacce e inganni

di Caterina Galloni
Pubblicato il 25 Luglio 2019 7:10 | Ultimo aggiornamento: 24 Luglio 2019 18:59
Donald Trump

Nella foto Ansa, Donald Trump

ROMA – Nel 2005 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ebbe un ruolo centrale nell’avvio dell’indagine su Jeffrey Epstein da parte dello sceriffo della contea di Palm Beach.

Michael Wolff nel suo libro Fire and Fury scrive che Epstein fu denunciato alle autorità subito dopo aver minacciato Trump di rivelare una frode finanziaria. Tutto ha avuto inizio nel 2004 quando Epstein, all’epoca ancora amico di Trump, aveva invitato l’allora rampollo dell’impero immobiliare a vedere una lussuosa proprietà pignorata in un quartiere esclusivo che aveva intenzione di acquistare e poi rivendere.

La conclusione è stata che Trump ha intascato oltre 50 milioni di dollari di profitto ed Epstein è finito dietro le sbarre, sebbene entrambi avessero negoziato un buon accordo. 

Per acquisire la proprietà, Epstein stava pianificando di pagare 36 milioni di dollari, informazioni che condivideva con Trump perché era certo che il costruttore ancora in difficoltà non sarebbe stato in grado di trovare il capitale per presentare la propria offerta.

Un’ipotesi che si è rivelata sbagliata: dopo aver appreso del piano di Epstein, ovvero vendere la casa con un considerevole profitto di milioni dollari dopo i lavori di ristrutturazione, Trump per aggiudicarsi la villa sull’oceano ha fatto scattare un’offerta di 5 milioni di dollari in più. Dopo piccoli lavori di ristrutturazione la rivendette a 125 milioni di dollari, il che provocò l’ira di Epstein che minacciò di rivelare tutto.   

Poco dopo le minacce, Epstein si ritrovò coinvolto nell’indagine penale, scrive Wolff. “Subito dopo aver negoziato l’accordo per la casa di Palm Beach, Epstein vide Trump per chiedere dei consigli sullo spostamento della piscina ma mentre si preparava a finalizzare l’acquisto  della casa, Epstein scoprì che Trump, che all’epoca non aveva molta liquidità, aveva offerto 41 milioni di dollari e l’aveva acquistata attraverso la Trump Properties LLC, interamente finanziata da Deutsche Bank”.

Report locali rivelano che all’asta i due si sono effettivamente battuti, con Trump che diceva: “Non abiterò lì perché vivo già nella più bella casa d’America”. I registri immobiliari confermano che una Srl con il nome di Trump aveva acquistato e poi venduto la villa a 96 milioni di dollari, il doppio dell’investimento iniziale.

Epstein era furioso e “minacciò di rivelare l’accordo, che sui giornali della Florida avrebbe ottenuto un’ampia copertura”, scrive Wolff. “La lotta è diventata ancora più aspra quando, non molto tempo dopo l’acquisto, Trump ha lanciato la casa sul mercato per 125 milioni di dollari”.

E Trump, riporta il Daily Mail, a sua volta ha contribuito ad aprire l’indagine della PBCSO rivelando i segreti di Epstein. “Proprio mentre l’inimicizia tra i due ex amici cresceva per l’acquisto della villa, Epstein si trovò sotto inchiesta da parte della polizia di Palm Beach”, scrive Wolff.

“E con l’escalation dei problemi legali di Epstein, la villa con solo lievi miglioramenti è stata acquisita per 96 milioni di dollari da Dmitry Rybolovlev, un oligarca russo molto vicino a Putin che non si è mai trasferito nell’abitazione”.

Trump probabilmente era a conoscenza dei presunti reati di Epstein perché quest’ultimo perché aveva “reclutato” delle donne nel club privato del presidente. Due vittime di Epstein affermano di essere state avvicinate mentre erano dipendenti della spa di Mar-a-Lago.

Il presidente Trump aveva bandito Epstein dal club, ma secondo Wolff non interruppe completamente l’amicizia, lo fece anni dopo. Successivamente la vendita della villa a Trump creò dei problemi poiché durante le elezioni del 2016 emersero delle notizie di ingerenze russe. (Fonte: Daily Mail)