Usa, donazione illecita al partito Repubblicano: ex deputato DeLay colpevole per riciclaggio

Pubblicato il 25 Novembre 2010 18:02 | Ultimo aggiornamento: 25 Novembre 2010 21:10
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Tom DeLay

L’ex deputato repubblicano Tom DeLay è stato riconosciuto colpevole per riciclaggio. La sentenza è arrivata a cinque anni di distanza dallo scoppio dello scandalo che lo aveva costretto alle dimissioni.

A prima vista la notizia sembra essere consolante per gli Italiani, perché dimostra che non solo da noi ci sono i “furbetti del quartierino” che rubano. Però c’è un altro risvolto della storia: a differenza dell’Italia, negli Stati Uniti chi sbaglia paga. E lo fa veramente. Chi ruba, chi finanzia illecitamente i partiti, viene punito dalla giustizia e sconta la sua pena. Qui in Italia ad aver pagato per questi reati sono stati finora solo “pesci piccoli” e con poca rilevanza mediatica. Negli Usa, alla fine del processo, chi ha sbagliato si “becca” molti anni di carcere. In Italia, forse troppo spesso, i colpevoli scontano il carcere in funzione “ricattatoria”, preventiva, per farli confessare. E poi, quando si arriva al dunque, non scontano la propria pena.

Tornando agli Stati Uniti, invece, DeLay rischia una pena massima di 99 anni di carcere anche se non è escluso, ha sostenuto il New York Times, che il giudice possa optare per la condizionale. DeLay, 63 anni, ha comunque deciso di ricorrere in appello.

La vicenda risale alla campagna elettorale del 2003 in occasione della quale DeLay versò 190 mila dollari nelle casse del partito repubblicano. Quei soldi erano stati donati al suo comitato da un gruppo di lobbisti facenti capo a diverse società in violazione della legge texana che dal 1903 proibisce alle aziende di contribuire in modo diretto alle campagne elettorali.

Nel corso del processo, l’accusa aveva abbandonato la strada dei finanziamenti illeciti puntando tutto sul reato di riciclaggio, un crimine molto più grave. Tale reato si sarebbe configurato proprio nella cessione del denaro delle lobbies al partito, un’operazione condotta da Delay in collaborazione con i suoi assistenti John Colyandro e Jim Ellis.

L’avvocato di DeLay ha contestato la decisione della corte sostenendo che la donazione originale era perfettamente lecita.