Donne e curdi: la modernizzazione della Turchia secondo Erdogan

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 30 settembre 2013 14:59 | Ultimo aggiornamento: 30 settembre 2013 14:59
Donne e curdi: la modernizzazione della Turchia secondo Erdogan

Recep Tayyip Erdogan (Foto Lapresse)

ANKARA –  Donne e curdi: la democratizzazione della Turchia secondo Recep Tayyip Erdogan passa da questi due gruppi, “minoranze”, come a volte vengono definiti. Anche se, soprattutto nel caso delle donne, di minoranze non si tratta.

Il premier ha abolito il divieto per le dipendenti pubbliche di portare il velo islamico e ha riammesso la possibilità di studiare il curdo nelle scuole private. Ha anche reintrodotto nell’alfabeto turco le lettere Q, X, e W, abolite da Mustafa Kemal Ataturk nel 1928 perché ritenute troppo “arabeggianti”.

Tra le altre riforme, Erdogan ha abbassato la soglia di sbarramento per entrare in Parlamento dal 10% al 5% e la possibilità di fare campagna elettorale in una lingua che non sia quella turca.

Come per l’alfabeto, anche per il velo si tratta di modifiche alle misure varate nel segno della laicità negli ultimi anni dalla Repubblica Turca e nel quadro della pacificazione con i curdi del Pkk.

Lo scorso marzo, dopo mesi di trattative clandestine con i servizi segreti turchi, il leader del Partito dei lavoratori kurdi, Abdullah Ocalan, dal carcere aveva dichiarato uno storico cessate il fuoco.

In cambio della fine dei combattimenti, costati in trent’anni oltre 40mila morti, il Pkk aveva chiesto che venissero cambiate alcune leggi, compresa quella elettorale, per poter ambire ad una presenza in Parlamento. Qualche settimana fa, non vedendo alcun passo avanti, il Pkk aveva annunciato la sospensione della tregua, accusando Ankara di esser venuta meno alle riforme promesso. Adesso le richieste sono state esaudite.