Egitto in rivolta. El Baradei infervora piazza Tahir: pronto alla presidenza. Obama “Transizione ordinata”

Pubblicato il 30 Gennaio 2011 17:46 | Ultimo aggiornamento: 30 Gennaio 2011 22:48

Il CAIRO – Infervora piazza Tahir al Cairo Mohammed El Baradei, 68 anni, l’ex direttore generale della Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea), premio Nobel per la Pace nel 2005, ora che è ”disponibile” ad assumere la presidenza dell’Egitto ”per un periodo di transizione che faccia da ‘ponte’ verso la democrazia”, come ha detto in un’intervista esclusiva rilasciata al giornalista della Cnn Fareed Zakaria.

“Sto cercando di mettermi in contatto con l’Esercito, perché sono stato incaricato dalle forze di opposizione di formare un governo di salvezza nazionale”, ha detto alla folla che chiede la svolta.

”Vogliamo far cadere questo presidente”: queste infatti è lo slogan che ritmicamente scandiscono le migliaia di persone. Secondo El Baradei, quanto finora fatto da Obama di fronte alla crisi egiziana ”è apprezzabile, ma vorrei facesse di piu”’.

”Ho grande rispetto e ammirazione per il presidente Obama – ha detto El Baradei, intervistato dalla CNN dagli studi di Washington in collegamento con la abitazione al Cairo -. Ma ormai è chiaro a tutti che il popolo egiziano non vuole piu’ Mubarak. Per questo Obama dovrebbe fare di piu’ rispetto a quanto fatto finora e chiedere pubblicamente a Mubarak di lasciare”.

E da Washington il presidente Barack Obama ha preso l’iniziativa rispondendo indirettamente a El Baradei: ha chiamato alcuni leader stranieri sostenendo che in Egitto serve “una transizione ordinata” verso un governo che risponda alle aspirazioni del popolo.

Piazza Tahrir, il vero cuore delle proteste iniziate lo scorso 25 gennaio, è stata per tutta la giornata blindata dall’esercito. I carri armati sono stati schierati in modo massiccio in ogni via o viale che conduce alla piazza, i caccia hanno sorvolato Il Cairo a bassa quota sui manifestanti, mentre nelle altre strade principali del centro cittadino, sin dalle prime ore dell’alba la polizia militare ha organizzato posti di blocco.

L’esercito egiziano, inoltre, è arrivato a Sharm el Sheikh grazie dell’autorizzazione israeliana ottenuta due giorni fa quando si è dispiegato a El Arish, nel nord del Sinai. L’autorizzazione era necessaria perché, in base all’accordo di pace concluso tra Egitto e Israele nel 1979, la penisola del Sinai è una zona demilitarizzata. Nella tarda mattinata di domenica 30 gennaio quattordici cadaveri sono stati trovati in una moschea nei pressi di una prigione al Cairo, dopo una rivolta.

I quattordici cadaveri sono stati portati un una moschea nei pressi della prigione di Abu Zaabal, 40 km a nordest del Cairo, dove stanotte c’è stata una rivolta di detenuti. “Tutti i detenuti della prigione di Abu Zaabal sono evasi dopo la rivolta”, hanno detto gli abitanti del quartiere, dove spari sono stati sentiti all’inizio del pomeriggio. Un membro dei comitati popolari organizzati per proteggere i quartieri ha indicato che fra i 14 morti nella mosche ci sono due poliziotti. Gli altri sono detenuti. Secondo un abitante “ci sono molti altri cadaveri”.

Nella notte in un’altra evasione migliaia di detenuti sono fuggiti dal carcere di Wadi Natrun, a nord del Cairo. Tra loro anche molti estremisti islamici, che prima di fuggire si sono impossessati delle armi delle guardie. La Borsa e la Banca centrale egiziane sono rimaste chiuse per il secondo giorno consecutivo, a causa dell’instabile situazione del Paese. L’ambasciata americana al Cairo ha invitato i cittadini statunitensi a lasciare l’Egitto prima possibile.

Gruppi di turisti italiani hanno avuto difficoltà nel lasciare Sharm el Sheikh. Gli aerei della Egypt air sono stati bloccati a causa della mancanza di connessioni al Cairo con voli internazionali. La tv araba Al Jazeera ha dato notizia che il suo ufficio nella capitale egiziana è stato chiuso: ”Le autorità egiziane hanno deciso la chiusura dell’ufficio di Al Jazeera al Cairo e ritirano gli accrediti ai suoi corrispondenti”, ha annunciato la stessa tv satellitare in una scritta in sovrimpressione. Per vari minuti la maggiore emittente televisiva del Qatar, che in arabo ha contribuito a far seguire in diretta in tutto il mondo la rivolta in Egitto, ha trasmesso pubblicità e parte di un documentario, prima di riprendere con le informazioni. A

Anche se il presidente Hosni Mubarak ha nominato un nuovo governo, la rivolta non si placa. La conta dei morti ha toccato quota 150 morti, mentre i feriti sono più di di 2mila. Gli obiettivi delle violenze sono cambiati: un’ondata di saccheggi è dilagata nelle zone residenziali della capitale, spingendo l’esercito a lanciare un appello ai manifestanti ad aiutarlo a controllare le strade e le proprietà. Vandali hanno assaltato il museo egizio del Cairo rompendo le vetrinette di esposizione, e lasciando a terra, spesso in pezzi, preziosi reperti dell’antico Egitto, prima che l’esercito prendesse il controllo dell’edificio. L’entrata in scena dei soldati, a lungo invocati dai manifestanti esasperati dalle violenze della polizia, ha però contribuito a portare un clima meno avvelenato nelle piazze invase da migliaia di persone, in barba al coprifuoco anticipato di tre ore rispetto a venerdi.

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