I Fratelli Musulmani, perenne incognita dell’ Egitto

Pubblicato il 26 Maggio 2014 12:14 | Ultimo aggiornamento: 26 Maggio 2014 12:14
Il leader dei Fratelli Musulmani Mohammed Badie

Il leader dei Fratelli Musulmani Mohammed Badie

EGITTO, IL CAIRO – Da movimento clandestino e sotterraneo, al potere conquistato con Mohamed Morsi, fino alla caduta. I Fratelli musulmani, in virtù del loro invito al boicottaggio, rappresentano una delle incognite dell’Egitto chiamato ad eleggere il suo prossimo presidente lunedi e martedi. Una consultazione che con tutta probabilita’ sarà vinta dall’ex generale Abdel Fattah al Sisi, artefice della loro cacciata a luglio. Nato nel lontano 1928 da Hassan al-Banna, il gruppo contrasta fin dall’inizio il dominio britannico.

Nel 1949 la Fratellanza diventa l’organizzazione politico-religiosa islamica più influente, soprattutto fuori dalle città, ma dopo qualche anno le cose cambiano ed arriva la repressione. Principale protagonista e’ il colonnello Gamal Abd el-Nasser, artefice del rovesciamento della monarchia grazie ad un golpe militare, inizialmente appoggiato dai Fratelli musulmani, poi passati all’opposizione anche con attentati contro di lui. In molti fuggono all’estero, in particolare in alcuni Paesi arabi, dove fondano succursali della Fratellanza.

L’arrivo di Hosni Mubarak allenta la stretta nei loro confronti. Ma e’ con la Primavera Araba e con la caduta del rais che le cose cambiano. Viene creato il partito Giustizia e libertà e la Fratellanza ottiene più di un terzo dei voti alle parlamentari. Alle prime presidenziali dopo la rivoluzione vincono di misura contro il candidato dei militari Ahmed Shafiq. Mohamed Morsi viene eletto nel giugno del 2012, ma nei mesi a venire la loro corsa si rallenta. L’accentramento dei poteri, la mancanza di una vera e propria cultura politica di governo, il malgoverno e l’ossessione di volere islamizzare la società portano di nuovo il popolo in piazza e per loro e’ la fine.

Le nuove autorita’ militari, in quello che molti analisti hanno definito un “golpe”, rovesciano il regime islamista. Ma i fratelli non si danno per vinti. Ne seguono manifestazioni, arresti, processi fino alla tragica giornata del 14 agosto con le violente repressioni dei sit-in di Rabaa al Cairo con centinaia di morti. Il giro di vite continua con la Fratellanza che viene dichiarata organizzazione terrorista. E poi ancora nuovi processi di massa.

L’Egitto del dopo Morsi riserva molteplici interrogativi secondo molti analisti. Una riconciliazione nazionale sembra impossibile, considerando i propositi di al Sisi e di Sabbahi che intendono fare sparire i Fratelli e il loro leader Mohammed Badie. E d’altronde la stessa Fratellanza non sembra per nulla interessata a venire a patti con le nuove autorita’.

Un ruolo decisivo lo giochera’ la nuova presidenza. Se sara’ in grado di risollevare la nazione – con un enorme debito e alti tassi di disoccupazione – e di rispondere alle esigenze dei milioni di poveri, allora per la Confraternita non ci sara’ spazio. In caso contrario – stando a numerosi osservatori – c’e’ il rischio che gli eredi di Morsi possano cercare nuove strategie per ritornare in campo.