Egitto: bloccato internet, arrestati venti Fratelli Musulmani. Oggi il “venerdì della collera” con El Baradei

Pubblicato il 28 Gennaio 2011 8:14 | Ultimo aggiornamento: 28 Gennaio 2011 10:44

Mohammed el Baradei

Cresce la tensione in Egitto: oggi, 28 gennaio, potrebbe essere una giornata decisiva visto che il rituale venerdì di preghiera potrebbe fare da detonatore per un’escalation di rabbia di cui è impossibile prevedere le conseguenze. Dopo Twitter e Facebook, tutta la rete internet è stata bloccata, anche se un alcune zone del Cairo qualche utenza è attiva. In seguito alle denunce degli internauti del Cairo, l’agenzia France Presse ha constatato, contattando diversi utilizzatori, che il web è inaccessibile in tutto il Paese. Internet in questi giorni è stato usato dall’opposizione per lanciare appelli e convocazioni di manifestazioni e proteste. Alcuni cittadini hanno anche denunciato difficoltà a inviare sms con i telefonini.

Durante la notte la polizia ha arrestato almeno 20 membri dei Fratelli Musulmani, principale forza d’opposizione in Egitto. Lo ha annunciato il legale dell’organizzazione politica islamica. Tra le persone arrestate nelle loro abitazioni ci sono cinque ex deputati e cinque membri dell’ufficio politico, fra i quali i portavoce della confraternita Essam El-Erian e Mohammed Mursi. I Fratelli Musulmani hanno annunciato che parteciperanno oggi alle manifestazioni di protesta contro il regime di Hosni Mubarak dopo le preghiere del venerdì.

Ieri, 27 gennaio, la proteste hanno trasformato in ”campo di battaglia” la città di Suez, mentre per tutta la giornata una cittadina del Sinai è stata percorsa da violenze, che hanno causato la morte di un giovane dimostrante, colpito da un proiettile in bocca. In vista del venerdì della collera, indetto per oggi dalle organizzazioni di opposizione che hanno dato il via alla rivolta martedì 25 gennaio, è rientrato al Cairo Mohamed El Baradei, ex capo dell’agenzia atomica internazionale e leader del movimento per la riforma. In nottata il ministero dell’Interno ha avvertito che saranno prese ”misure decisive” contro i manifestanti, ”in conformità con la legge”.

Per la prima volta dall’inizio delle proteste di piazza avviate martedì 25 anche la formazione del rais Hosni Mubarak, il Partito nazionale democratico, ha fatto ieri un’uscita pubblica con una conferenza stampa del suo segretario generale Safwat El Sherif. Sherif ha affermato che i giovani, le loro richieste e il loro diritto ad esprimersi sono nel cuore del presidente egiziano, puntualizzando però che ”alcuni elementi hanno tentato di sfruttare l’atmosfera di libertà per scatenare l’anarchia”.

Parole ben diverse sono venute da El Baradei. ”Non voglio prendere il potere ma contribuire alla transizione democratica e pacifica”, ha spiegato appena arrivato all’aeroporto della capitale egiziana, accolto da una selva di microfoni e telecamere. ”Sono con il popolo, e il regime deve capire che non si può più tornare indietro. E’ il momento del cambiamento”, ha affermato El Baradei, che oggi parteciperà alle manifestazioni, che prenderanno avvio non appena terminata la tradizionale preghiera del venerdì nelle moschee di tutto il paese, verso le 13, le 12 in Italia.

Il leader del movimento per la riforma andrà a pregare in una moschea nel quartiere di Giza al Cairo. In tutto sono 35 i luoghi di culto indicati dagli organizzatori su Facebook come punto di ritrovo per le manifestazioni e l’obiettivo è quello di raggiungere nuovamente piazza Tahrir che i manifestanti avevano occupato per varie ore martedì scorso. Nell’elenco figurano anche molte chiese, inclusa la cattedrale ortodossa di Abbasseya.

Ufficialmente, però, le comunità cristiane d’Egitto non hanno aderito alla protesta. Su Facebook girano anche suggerimenti ai manifestanti su come comportarsi. Come quello rivolto ai fedeli musulmani di portare con sé le scarpe in un sacchetto invece di lasciarle fuori dal luogo di culto, come avviene normalmente, per paura che le forze di sicurezza le facciano sparire per impedire ai fedeli di unirsi alle manifestazioni finita la preghiera.

Per la prima volta anche i Fratelli musulmani hanno detto apertamente che parteciperanno in massa alle proteste di oggi. Finora hanno lasciato i loro aderenti partecipare, ma senza dare un sostegno esplicito alle manifestazioni. Mentre la borsa egiziana ha ieri registrato un tonfo di oltre il 10%, il secondo peggiore della sua storia, dopo una breve sospensione delle contrattazioni in mattinata per arginare il trend negativo, ieri sera il presidente americano Barack Obama invitato le parti in Egitto ad esercitare la moderazione, sottolineando che la violenza non è la risposta giusta da dare.

Il capo della Casa Bianca ha ricordato di aver sempre esortato Mubarak ”a fare in modo che il suo governo facesse progressi nel campo delle riforme, quelle politiche e quelle economiche”, assicurando la liberta’ di espressione. Anche dall’Ue sono venuti appelli perché venga rispettato il diritto dei cittadini ”a manifestare le loro politiche aspirazioni attraverso pacifiche dimostrazioni”.

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