Egitto. Colloqui tra le forze in campo e gli Usa, obiettivo: destituire Mubarak

di Licinio Germini
Pubblicato il 5 Febbraio 2011 12:04 | Ultimo aggiornamento: 5 Febbraio 2011 18:28

Il presidente egiziano Hosni Mubarak

IL CAIRO, EGITTO – Gli ultimi due giorni di violenti scontri al Cairo tra oppositori e sostenitori del presidente Hosni Mubarak, che hanno causato la morte di 11 persone, sembrano aver spinto gli Stati Uniti alla conclusione che l’Egitto con il rais al potere è potenzialmente più instabile che senza di lui.

Per la prima volta dopo l’inizio della rivolta 11 giorni orsono, vari scenari vengono proposti da due forze opposte in Egitto e dagli Stati Uniti con l’obiettivo di traghettare il Paese in un’era senza Mubarak dopo i suoi 30 anni di regime autoritario.

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha confermato che colloqui sono in corso in Egitto per il cambiamento del governo ed ha auspicato l’avvento di ”un periodo di transizione che cominci subito”.

”Vogliamo che questa fase di tumulti si trasformi in una fase di opportunità”, ha aggiunto Obama. Il Capo della Casa Bianca non ha esplicitamente chiesto la dipartita immediata di Mubarak, ma funzionari della sua amministrazione sono del parere che il rais deve andarsene presto affinchè la crisi si concluda pacificamente.

Secondo uno degli scenari americani, l’ottantaduenne Mubarak se ne andrebbe consegnando il potere ad un governo temporaneo sostenuto dai militari e guidato dal neo-vice-presidente Omar Suleiman, nominato dallo stesso rais. Questo governo avrebbe l’incarico di preparare elezioni libere ed oneste entro la fine dell’anno. Sarenne una proposta accettabile per i dimostranti, ma manca l’accordo sui tempi.

Il Nobel per la Pace Mohamed ElBaradei, uno dei leader dei dimostranti, ha criticato l’intenzione del governo di riformare la costituzione in cinque mesi e indire elezioni presidenziali a settembre giudicando la tabella di marcia troppo affrettata. In effetti, dice ElBaradei, occorrerebbe almeno un intero anno per allentare sufficientemente il monopolio governativo sulla politica egiziana, e solo dopo convocare le elezioni.

Avendo eliminato tutti i rivali, per il governo, con il controllo sui media, sulle norme elettorali e la corruzione, sarebbe facile compiere frodi elettorali. ”La gente non è stupida – ha proseguito ElBaradei – e non vede un genuino desiderio di riforme. Mubarak deve ascoltare la voce del popolo ed uscire di scena dignitosamente”.

Ma il rais rifiuta ostinatamente di farsi da parte prima delle elezioni a settembre, e il suo primo ministro Ahmed Shafiq ha definito ”improbabile” che cambi idea in una intervista ad Al-Arabya.

Quanto ai dimostranti, il vice-residente Suleiman e il primo ministro Shafiq hanno promesso che nessuna azione repressiva verrà presa contro di loro. Il coprifuoco durato una settimana, ma largamente ignorato, è stato ridimensionato: ora è in vigore dalle 19,00 alle 06,00.

Gli scontri nella piazza Tahrir dal 25 gennaio hanno fatto 109 vittime, incluso un giornalista di un giornale governativo ucciso da un cecchino mentre fotografava gli scontri.

Varie personalità si sono recate in visita nella piazza, incluso il capo della Lega Araba Amr Moussa, accolto con manifestazioni di gioia dai dimostranti che gridavano ”Ti vogliamo come nostro presidente”! Non è una ipotesi da escludere.

Ex-ministro degli Esteri di Mubarak, Moussa ha il fascino dell’anziano uomo di stato, rafforzato dalle sue dure prese di posizione contro Israele. Non è escluso che possa presentarsi candidato alle elezioni presidenziali. Intervistato in proposito dalla radio francese Europe 1, ha riposto: ”Correre per la presidenza? Perchè no?”.

In quelle che vengono considerate incrinature in alcuni dei pilastri del regime, Mohammed Rafat al-Tahtawi, portavoce della moschea Al-Azhar,la più eminente istituzione islamica dell’Egitto, ha annunciato in una intervista ad Al-Jazeera di essersi dimesso per unirsi ai dimostranti. Al-Azhar è una importante punto di appoggio per Mubarak perchè conferisce al suo regime il sostegno religioso.

Un altro segnale di incrinatura è giunto dai militari,la più potente istituzione nazionale. Dimostrando così la loro approvazione per i dimostranti, i soldati all’ingresso della piazza Tahrir controllano i documenti di chi entra per tener lontani poliziotti in borghese e membri del governo.

Ma nonostante le richieste per una sua immediata dipartita, l’ostinazione di Mubarak a mantenere il potere resta granitica. ”La permanenza di Mubarak come presidente è motivo di sicurezza per il Paese”, ha dichiarato il primo ministro Shafiq.