Egitto, di male in peggio. La crisi politica può provocare un disastro umanitario

Pubblicato il 31 Gennaio 2011 12:01 | Ultimo aggiornamento: 31 Gennaio 2011 19:13

Dimostranti al Cairo

IL CAIRO – La rivolta popolare contro il regime del presidente Hosni Mubarak che sta da giorni sconvolgendo l’Egitto mentre i caccia dell’aviazione militare sorvolano  Piazza della Liberazione, la principale del Cairo, e i detenuti fuggiti dalle prigioni terrorizzano la gente, da crisi politica rischia di trasformarsi in disastro umanitario.

Un carro armato dell’esercito sorveglia il porto di Alessandria per impedire che qualcuno entri per fare razzia di merci. Ma il vero problema è un altro: dal porto non esce più nulla.

Da quattro giorni ormai, i container che arrivano nel principale porto egiziano sono ordinatamente allineati ma nessuno li svuota. Con la rete di distribuzione a mala pena funzionante e internet disattivata da giovedi scorso, gran parte dell’attività affaristica in Egitto si è arenata.

”La maggior parte del sistema produttivo è gestito dal governo, ma ora il sistema si è fermato, incluse molte delle panetterie che vendono a prezzi sussidiati”, dice Hoda Youssef, economista all’Arab Forum for Alternatives, un think-tank indipendente, e docente all’Università del Cairo. ”Nel breve tempo – avverte – oggi, domani o nei prossimi giorni, potremmo avere gravi problemi per la mancanza di cibo, acqua e carburanti”.

I prezzi stanno già salendo. In un mercato di Alessandria nel quartiere di Agamy, il prezzo delle cipolle sono aumentati da 20 a 50 centesimi al chilo. I pomodori da 15 a 65 centesimi, e il prezzo di un chilo di fagioli è aumentato di cinque volte, da 20 centesimi a un euro e 24 centesimi.

Khaled Hanafy, consulente economico della Federazione delle Camere di Commercio egiziana, che raggruppa circa quattro milioni di attività commerciali, ha dichiarato al New York Times che pur non avendo ancora dati precisi, è possibile stimare che gli sconvolgimenti in atto sono costati finora miliardi di euro.

”Gli effetti della rivolta sono stati immediatamente avvertiti dal mondo degli affari perchè tante transazioni avvengono su internet, particolarmente quelle riguardanti mercati esteri”, ha detto Hanafy. Alla domanda se la Federazione avesse manifestato le sue preoccupazioni al governo, ha risposto: ”Ormai non c’è più governo. Non c’è nessuno con cui parlare”.

L’economista Youssef ha aggiunto che i turisti in fuga si portano appresso la loro valuta pregiata, preziosa in Egitto, quando l’economia del Paese è molto dipendente dal turismo”. Diminuiranno anche gli investimenti esteri, perchè la reputazione dell’Egitto sta peggiorando ogni giorno che passa.

Molte aziende stanno ancora funzionando, ma a regime ridotto. Una di queste è la Amreya Petroleum Refining Company, che ha un oleodotto collegato direttamente col porto di Alessandria. Mentre parlava con i giornalisti domenica, Salah Medin, 55 anni, impieato alla raffineria, ha ricevuto una telefonata con cui lo si avvertiva che il suo manager era stato ucciso durante le proteste. ”Questo è il prezzo che dobbiamo pagare per la democrazia”, ha detto.