Enciclica di Papa Ratzinger/ Il crollo della natalità mette l’Europa davanti alla sfida della sua sopravvivenza. Declino e caduta di una civiltà

di Francesco Montorsi
Pubblicato il 8 Luglio 2009 20:36 | Ultimo aggiornamento: 9 Luglio 2009 1:21

La “Caritas in Veritate”, la tanto attesa enciclica di papa Benedetto XVI, («L’enciclica più attesa della storia recente della Chiesa» – ha scritto l’Osservatore Romano) si propone di indicare all’Europa e al mondo, in questi giorni di incontri tra “grandi”, la possibilità e l’esigenza di far riposare questa società, e le sue istituzioni, su basi più salde e veritiere di quelle che, fino ad oggi, le sono state proposte o imposte dalle finanze e dalle politiche nazionali. Dalle sue pagine si respira l’idea che l’economia debba riformarsi. Smettere di essere strategia del profitto e  fondarsi su una nuova etica, basata sull’uomo e i suoi reali bisogni. Non è possibile nell’ottica di Ratzinger uno sviluppo dell’umanità che prescinda dalla carità nelle verità, come recita l’incipit del documento ecclesiastico.

La crisi finanziaria ha seguito anni di una crescita illusoria e sregolata. Un capitalismo rapace e avventuriero, un culto dell’irresponsabiltà, una gestione dissennata del denaro sono tra le cause che hanno portato alla drammatica situazione di oggi; eppure tutto ciò non spiega, o non spiega appieno, la radice profonda, l’origine, di questo terremoto finanziario che ha crudelmente infierito sui cittadini di tutto il mondo. La verità, ci dice il papa, è che le cause della crisi si nascondono dietro alle tendenze profonde, le miopie, le illusioni e le viltà, che minano la società occidentale e, rodendola da dentro, la destinano, forse, all’estinzione.

Certo che c’è stata l’espansione monetaria esagerata, l’esplosione del credito, la crescita consumistica a debito, la creazione di leve finanziarie. Ma la vera questione è: perché è successo tutto questo? La risposta rinvia ineluttabilmente, in misura maggiore o minore (che siano gli analisti a decidere), al crollo delle natalità che colpisce tutti i principali paesi sviluppati. Le conseguenze di questo trend negativo che ormai da decenni non è più stato invertito sono la crescita dei costi fissi e delle tasse, la diminuzione del risparmi e degli assets finanziari. Insomma, la crisi nasce, prima ancora che nelle manovre piratesche della finanza, nei reparti di maternità degli ospedali, nell’incapacità di una civiltà, la nostra, a riprodursi, ad accettare la propria filiazione. Come se la misteriosa linfa della vita occidentale si fosse esaurita nel suo faticoso ingresso nella società del benessere.

Le parole del papa saranno facilmente tacciate di fanatismo eppure ci indicano una vera sfida dei nostri tempi. Almeno per questa volta lo si ammetta: esse sfidano un tabù potente e concertato, ed indicano quella mostruosa spada di Damocle che pende sul destino dei nostri paesi. Sarebbe bene che qualcuno le ascolti e non dimentichi quel grande storico inglese, Arnold Toynbee, che scrisse una volta che: «Le civiltà non muoiono ammazzate, si suicidano».  Non vorremmo, parafrasando un altro inglese, storiografo e letterato di prima grandezza, che un giorno si scriva la “Storia del declino e della caduta della civiltà occidentale”.