Festival di Roma: Julianne Moore, il futuro è gay e l’età non conta

Pubblicato il 2 Novembre 2010 17:11 | Ultimo aggiornamento: 2 Novembre 2010 17:11

Il futuro è gay e l’età  non conta. Sono due dei temi affrontati da una raggiante Julianne Moore, stamani a Roma per presentare il film “I ragazzi stanno bene” di Lisa Cholodenko, fuori concorso al Festival di Roma e che sarà distribuito da Lucky Red a febbraio 2011. ”Far parte di una famiglia gay a New York non è poi così strano, oggi coppie simili sono abbastanza normali. Io stessa con i miei figli faccio un gioco molto noto che si chiama ‘Il gioco delle vita’ in cui loro dicono: ‘chi sposo, un ragazzo o una ragazza?’. E questo perché sono abituati a vedere coppie composte da due donne o due uomini. Anzi – ha ribadito l’attrice che nel film fa il ruolo di Nic, sposata con Jules, (Annette Bening) e con due figli avuti dallo stesso donatore di sperma – credo che questo sia il futuro”.

E sempre sul tema della tolleranza ha detto poi la Moore: ”Sono in genere famiglie che funzionano benissimo e i cui figli sono educati bene. Dunque nessun problema”. Riguardo al suo prossimo compleanno il 3 dicembre, in cui compirà 50 anni, la Moore, vestita con una semplice maglietta rossa e una gonna ruggine, spiega con grande serenità: “‘Ho cominciato la mia carriera cinematografica tardi, a 32 anni, e così per tutta la mia carriera mi hanno chiesto quando sarebbe finita. Il problema dell’età è un problema più montato dai media. Invece non c’è problema, io ho un buon lavoro e una bella famiglia e per questo sono davvero grata”.

L’attrice che riceverà stasera il Marco Aurelio dell’attore del Festival di Roma dalla mani di Paolo Sorrentino dice che in fondo questo film, nonostante l’originalità, è una meditazione su cosa significa essere una famiglia. Quella di Jules e Nic, alla fine è una famiglia piuttosto normale e dopo un po’ che si guarda il film ci si dimentica che la coppia è composta da due donne”.

Comunque è chiaro, spiega la Moore sull’intrusione del donatore di seme (Mark Ruffalo) nella famiglia gay ”qualsiasi scelta si faccia lui è solo il genitore biologico, ma non ha cresciuto i figli. Quello ti rende davvero genitore”. Riguardo alla svolta nella sua carriera dopo venti anni di tv e teatro off-Brodway dice: ”non me ne sono accorta neppure io, ma a un certo punto dopo tre film fatti quasi in contemporanea agli inizi anni Novanta (“America oggi”, “Vanya sulla 42a Strada” e “Safe”‘, ndr) mi sono ritrovata all’improvviso ad avere una carriera cinematografica e ho incrociato anche la strada del cinema indipendente americano”.