Nigeria, il balletto delle versioni. Scontro Roma-Londra

Pubblicato il 9 Marzo 2012 10:17 | Ultimo aggiornamento: 9 Marzo 2012 15:06

ROMA – “L’Italia sapeva del blitz”. “No, siamo stati informati a operazione iniziata”: è scontro di versioni sulla dinamica del blitz a opera degli inglesi che l’8 marzo in Nigeria è costato la vita all’ingegnere italiano Franco Lamolinara.

Prima l’India, ora la Nigeria. I casi di Salvatore Girone, Massimiliano Latorre e Franco Lamolinara sono accomunati dal fatto che la sovranità di Roma viene ignorata, se non addirittura calpestata. Provocando anche l’ira – rara – del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

”E’ inspiegabile il comportamento del Governo inglese per non aver informato e consultato l’Italia”, ha detto il capo dello Stato. ”E’ necessario un chiarimento sul piano politico-diplomatico” sulla vicenda. Un’esternazione a cui ha subito risposto Londra, per bocca del ministro della Difesa Phil Hammond: ”Inspiegabile? No, è spiegabilissimo per quanto doloroso”. Alle autorità italiane ”era stato notificato quel che stava succedendo. Sapevano che l’operazione era in corso e bisognava prendere decisioni. Purtroppo il risultato non è stato quello che speravamo ma nessuno si è mai nascosto che la liberazione di ostaggi da rapitori armati sia un affare che comporta dei rischi”.

Mentre i due fucilieri della Marina che avrebbero ucciso nelle acque del Kerala due pescatori indiani scambiati per pirati restano in carcere, seppure con l’uniforme e qualche riguardo in più dei normali detenuti, l’ingegnere Franco Lamolinara ha perso la vita in un blitz che ha visto le forse speciali britanniche agire in totale autonomia dall’altro Paese coinvolto nel sequestro di Sokoto. Cioè l‘Italia.

Prima New Dehli ha ignorato le richieste della diplomazia italiana che i due marò venissero processati in Italia, e che fossero protetti dall’immunità, in quanto militari in servizio antipirateria e su una nave in acque internazionali. Ed è di oggi la notizia che il giudice dell’Alta Corte di Kochi ha rinviato al 15 marzo il processo riguardante la giurisdizione dell’incidente in cui sono morti due pescatori indiani e sono coinvolti due marò italiani.

Secondo la Procura locale, l’India ha autorità sul caso perché gli effetti della sparatoria sono stati su un peschereccio indiano, ed anche perché vi sarebbe stato nell’episodio un uso eccessivo delle armi che sottrae valore all’ipotesi di spari effettuati per ragioni di sicurezza dai militari italiani.

Ora anche Londra ha agito di sua iniziativa. E a poco serve che il giorno dopo il blitz alcune fonti inglesi dicano che “gli italiani erano stati informati dell’eventualità di un blitz” e “concordato” che un’azione avrebbe potuto rendersi necessaria ‘at short notice’, cioè con preavviso ravvicinato.

Il presidente del Consiglio Mario Monti è stato informato dal premier inglese David Cameron ad operazione già iniziata. Con una telefonata da Londra a Belgrado, dove si trovava per il suo primo vertice intergovernativo, Monti ha appreso da Cameron la notizia che il blitz era in corso.

Anche il minsitro degli Esteri britannico William Hague ha confermato che l’Italia è stata informata ”ad operazione avviata”. Hague ha innanzitutto espresso le condoglianze del governo inglese alle famiglie delle vittime. ”E’ stato un giorno molto, molto triste”, ha detto. ”Abbiamo lavorato con l’Italia sin dall’inizio ed abbiamo avuto una cooperazione sempre molto buona”, ha detto Hague. ”Ancora ieri ne abbiamo discusso col governo italiano, ma la decisione e’ stata molto rapida e abbiamo avuto un periodo di tempo molto limitato che ha impedito un’informazione preventiva. Pertanto l’Italia è stata informata ad operazione in corso” ha precisato Hague.

Secondo il sito del quotidiano nigeriano The Nation il blitz fallito sarebbe scattato dopo che i servizi di sicurezza nigeriani avevano arrestato un capo locale di Boko Haram e altri quattro membri della setta terroristica islamica. Secondo il giornale, a indicare il luogo dove gli ostaggi erano detenuti sono stati gli arrestati, che avrebbero messo in allarme i servizi sulla possibilità che fossero uccisi se non si fosse intervenuti al più presto.

Resta però il mistero perché secondo fonti diplomatiche britanniche all’Independent “gli italiani, che non avevano presenza sul terreno”, “erano stati informati dell’eventualità del blitz a Sokoto”.

Come ricostruisce Repubblica, però, sarebbe stata concitata la telefonata con cui Cameron avvertiva Monti del blitz, con il presidente del Consiglio italiano che domandava: “Perché non ci avete avvertito prima? Dovevamo avere il tempo di dire la nostra, di fare delle valutazioni insieme”.

Secondo Repubblica, Cameron avrebbe anche detto che i due ostaggi erano già morti: “Avevamo solo questa finestra, non c’era più tempo da perdere. I terroristi si sentivano braccati. Hanno sparato prima loro”. Ma Monti ha risposto: “Vogliamo approfondire, chiediamo dei chiarimenti, un supplemento di informazioni”. Chiedendo poi al presidente nigeriano Goodluck Jonathan.

Dalla ricostruzione fatta da Repubblica le fonti inglesi avrebbero detto a Monti: “I due ostaggi erano già condannati. Non è stata una ritorsione dei sequestratori per il blitz. Quando sono arrivate le forze speciali li hanno trovati morti”.

Il mistero sull’orario. Resta il mistero del perché un blitz simile sia stato fatto in pieno giorno, e non di notte, come di solito accade. Il raid, autorizzato dal primo ministro David Cameron alle otto ora di Londra, è cominciato alle undici, ora di Lagos (a Londra era mezzogiorno). In un segno di fretta, hanno detto fonti al giornale, i soldati hanno posto in atto un piano di ”risposta di emergenza” invece del più coordinato piano di ”risposta deliberata”. Le squadre speciali britanniche si sono avvicinate in camion vicino alla casa.

Nel blitz a Sokoto sono stati coinvolti una quarantina di uomini delle forze speciali britanniche che si trovavano da due settimane in Nigeria. Sempre second il Daily Telegraph, le Sbs, Special Boat Service composte quasi esclusivamente di Royal Marines, sono state scelte perché erano l’unità in stand by per operazioni di antiterrorismo.

Le Sbs erano arrivate in Nigeria viaggiando in borghese su aerei civili, mentre le armi e le attrezzature erano state spedite in grandi valige diplomatiche. Il loro comandante aveva installato il posto di comando della task force presso l’ambasciata britannica a Lagos.

Le Sbs avevano accesso a intercettazioni di cellulari ottenute dalle forze di intelligence nigeriane che avevano localizzato gli ostaggi a Sokoto, e di altri dati dal GCHQ, il servizio di ascolto dei servizi segreti britannici. Avevano accesso anche a video della casa dove venivano tenuti McManus e Lamolinara ottenute da un aereo che aveva sorvolato la città.

Le immagini venivano ritrasmesse al comando Sbs a Lagos e a Londra, sul monitor della sala del Cobra, il comitato di emergenza britannico. Dopo giorni di ascolto ieri si era aperta una ”finestra di opportunità”: le intercettazioni lasciavano capire che i terroristi stavano per spostarsi e poi avrebbero ucciso gli ostaggi. Il direttore delle Sbs informò il capo delle Forze Speciali a Londra, un generale dell’Esercito e un amico personale di David Cameron, che giudicò che bisognava attaccare. Questo giudizio fu avallato da Cameron che alle 8 di Londra autorizzò il blitz.