Una fronda in Vaticano e fuori contro il Papa: “Non vada ad Assisi”

Pubblicato il 12 Gennaio 2011 14:44 | Ultimo aggiornamento: 12 Gennaio 2011 14:44

C’è una fronda iper cattolica contro il Papa. Una fronda che è sia dentro sia fuori il Vaticano. A denunciarla è il commentatore del Corriere della Sera Alberto Melloni che lo fa in modo elegante ma non per questo meno aspro parlando di “zelanti e untuosi cortigiani che cercano di impossessarsi di qualche brandello del suo magistero per bastonare coloro che la pensano diversamente”-

I “frondisti” sono un gruppo di cattolici che hanno scritto tanto di appello sul “Foglio” dell’ateo devoto Giuliano Ferrara. Obiettivo, chiedere a Benedetto XVI di non andare ad Assisi dove è in programma l’incontro tra i capi delle grandi religioni mondiali.

Successe già 25 anni fa: era il 1986 e sul trono di Pietro sedeva Giovanni Paolo II. Finì con una gigantesca preghiera collettiva di cristiani, musulmani, animisti eccetera. Tutti con in mano un ramoscello d’ulivo, ognuno a supplicare il proprio Dio. Un’immagine suggestiva quasi per tutti.

Non per Francesco Agnoli, Lorenzo Bertocchi, Roberto de Mattei, Corrado Gnerre, Alessandro Gnocchi, Camillo Langone, Mario Palmaro, Luisella Scrosati e Katharina Stolz, ovvero i firmatari dell’appello. In coro chiedono a Ratzinger di non ripetere l’errore che fu di Giovanni Paolo II, di non andare, e di non pregare con gli “infedeli”.

Fu, ricordano gli zelanti, “un evento anche mediatico come pochi, che, a prescindere dalle intenzioni e dalle dichiarazioni di chi lo convocò, ebbe un contraccolpo innegabile, rilanciando, proprio nel mondo cattolico, l’indifferentismo ed il relativismo religioso. Proprio da quell’avvenimento prese vigore presso il popolo cristiano l’idea che l’insegnamento secolare della Chiesa, “una, santa cattolica e apostolica”, sull’unicità del Salvatore, fosse in qualche modo da archiviare”.

Cosa c’era di male a pregare insieme? Tutto, secondo loro. Un tutto riassumibile in due parole che per chi è avvezzo alle vicende cattoliche suonano male quasi quanto Satana: sincretismo e relativismo. Della lotta a quest’ultimo  Benedetto XVI ha fatto una bandiera del suo pontificato. Essere scavalcato “a destra” non deve avergli fatto granché piacere.

Quanto al sincretismo, ovvero la fusione di elementi di religioni diverse, evidentemente gli zelanti temono la “magia per contatto”: basta pregare insieme una volta per essere esposti al rischio della “contaminazione”.

Ratzinger, conclude Melloni, non gli darà retta perché “nessun conformismo gli ha mai legato le mani”. Resta la “fronda” e resta una parte (minoritaria quanto si vuole ma sempre presente) di intellettuali cattolici che sembrano non voler mandare giù il Concilio Vaticano II.