FSB, il servizio segreto russo erede del KGB

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 marzo 2018 5:26 | Ultimo aggiornamento: 6 marzo 2018 19:31
Un'operazione del FSB (foto Ansa)

Un’operazione del FSB (foto Ansa)

MOSCA – FSB. Le tre lettere non sono familiari soltanto ai fan dei thriller di spionaggio ma  diventate un simbolo della presa di potere di Vladimir Putin in Russia.
FSB, Federal’naja služba bezopasnosti, il servizio segreto della Federazione Russa erede del KGB sovietico, attraverso le operazioni di intelligence e  antiterrorismo, ha acquisito notorietà a livello mondiale.
Ma l’erede del KGB sovietico, dopo le accuse di omicidi approvati dallo Stato e gli stretti legami con il Presidente, si trova a dover affrontare delle domande sulla sua vera natura e le ambizioni.
Il FSB è stato istituito nel 1995 e ha il compito di contrastare le minacce percepite dallo Stato russo. Prima di salire al potere, Putin gestiva l’agenzia che coopera con le forze di polizia straniere nella lotta contro i jihadisti e alcune bande criminali organizzate.

L’FSB ha impiegato delle risorse per combattere i ribelli separatisti dalla Cecenia in due guerre, negli anni ’90 e nei primi anni 2000.
La Russia ha rapporti tesi con molti dei suoi vicini ex sovietici. Parte del lavoro del FSB consiste nel prevenire in Russia qualsiasi rivoluzione “colorata” filo-occidentale, come la rivoluzione delle rose del 2003 in Georgia e la rivoluzione arancione dell’Ucraina nel 2004.
In Cecenia, nel 2002, l’omicidio di un comandante jihadista arabo noto come Khattab, fu attribuito al FSB. I suoi compagni ceceni dissero che aveva ricevuto una lettera impregnata con del veleno.

Ma a mettere il FSB sotto i riflettori internazionali è stato l’omicidio di Alexander Litvinenko.
Nel 2006, l’ex agente KGB, molto critico nei confronti di Putin, a Londra fu avvelenato con il polonio radioattivo. Litvinenko, che aveva ottenuto lo status di rifugiato politico nel Regno Unito, dalla Russia era definito un “traditore”.
La conclusione dell’inchiesta degli inglesi fu che la sua morte era stata “probabilmente approvata” dal presidente russo Vladimir Putin e dall’allora capo del FSB, Nikolai Patrushev.

La Russia ha respinto le accuse ed eletto il principale sospettato, Andrei Lugovoi, deputato ed eroe nazionale.
Litvinenko aveva accusato il FSB di avere una squadra di killer top secret, chiamata URPO, designata per eliminare fisicamente i nemici. Uno dei suoi obiettivi, aveva sostenuto, era il potente oligarca Boris Berezovsky, morto nel Regno Unito nel 2013, anni dopo Litvinenko, in quello che sembrava apparentemente un suicidio.
Poche settimane prima della morte di Litvinenko, la Russia avava approvato una legge che autorizzava le autorità del FSB ad agire contro “estremisti” e “terroristi” all’estero.

In un nuovo libro sul FSB, The New Nobility, La nuova nobiltà, gli autori Andrei Soldatov e Irina Borogan sostengono che Putin abbia ampliato i poteri del FSB consentendo di inviare agenti all’estero per operazioni speciali, compresa la raccolta di informazioni.
L’omologo russo del MI6 britannico e della CIA, i principali servizi di intelligence all’estero, è il SVR, Služba vnešnej razvedki, servizio centrale di intelligence.
In Russia, il FSB è parte integrante della nuova dottrina della guerra d’informazione, che include la formazione dell’opinione pubblica all’estero attraverso i social media.
Agenti degli Stati Uniti ritengono che la Russia sia collegata all’hacking e alla disinformazione in cui hanno preso di mira gli elettori nelle presidenziali americane del 2016.
Nel marzo 2017 le autorità USA hanno accusato due agenti del FSB, Dmitry Dokuchaev e Igor Sushchin, di aver hackerato l’account Yahoo e rubato i dati di milioni di utenti.
L’FSB ha potenti strumenti legali per monitorare il traffico internet. Una tecnologia chiamata Sorm permette di spiare e-mail e telefonate; i dati devono essere conservati per 12 ore, per legge, per un’eventuale ispezione; le reti private virtuali (VPN) e altri strumenti per il criptaggio sono limitati.
Il quartier generale nel centro di Mosca è la Lubjanka, un simbolo del potere del FSB. Il KGB dell’epoca sovietica, era lì che interrogava i prigionieri politici.
Il capo del FSB Alexander Bortnikov riferisce direttamente al presidente Putin.
Nel 2000, il predecessore di Bortnikov, Nikolai Patrushev, definì gli agenti del FSB come i suoi “nobili moderni”; diventato presidente, Putin ha dato i posti migliori alle ex spie di San Pietroburgo.
Negli anni ’90 Putin ha supervisionato il commercio estero a San Pietroburgo e alcuni dei suoi colleghi dell’epoca sono stati collegati al crimine organizzato. Link documentati dalla ricercatrice statunitense Karen Dawisha nel suo libro “Putin’s Kleptocracy”, La cleptocrazia di Putin.
La maggior parte delle élite, tra cui Bortnikov, sono ora soggette a sanzioni UE e/o USA a causa dell’annessione della Crimea alla Russia nel 2014: hanno infatti acquisito enormi fortune e controllano le principali risorse russe.

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