G20. Sulla Siria a San Pietroburgo cala il grande freddo tra Obama e Putin

Pubblicato il 6 settembre 2013 10:57 | Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2013 10:57
Sala riunioni G20 a San Pietroburgo

Sala riunioni G20 a San Pietroburgo

SAN PIETROBURGO, RUSSIA – Cala il grande freddo tra Putin e Obama al G20 di San Pietroburgo, al suo secondo e  ultimo giorno, trasformato da piattaforma per l’economia mondiale in nuova arena diplomatica dove i due principali rivali si contendono i leader di fronte al bivio della crisi siriana. E dove Barack Obama ha risposto ai ripetuti appelli alla “soluzione politica” lanciati dagli europei insistendo sulla necessità di una “risposta militare” ai crimini commessi dal regime di Assad.

Il duello si è consumato nella cena di lavoro al Peterhof, la sontuosa Versailles russa, dove il presidente russo ha proposto di discutere l’argomento su richiesta di molti leader. Ma la cena ”ha certificato le divisioni sulla Siria”, come ha confermato anche il premier Letta su Twitter. Queste divisioni vengono ulteriormente confermate dalla decisione di non firmare alcun documento sulla Siria. Lo ha reso noto Dmitri Peskov, portavoce del Cremlino, precisando che venerdi il vertice seguira’ il programma secondo l’agenda fissata.

Giovedi il primo round sembra andato al Cremlino, che è  riuscito a mettere insieme un fronte ampio: dal tradizionale alleato cinese ai Brics, dalla Ue all’Onu sino, inaspettatamente, al Vaticano. La lettera-appello del Papa a Putin, come presidente del G20, e il moltiplicarsi delle iniziative pacifiste nel mondo sull’onda del digiuno promosso dal pontefice per sabato rafforzano l’asse contro il blitz. E irrigidiscono ulteriormente i rapporti tra il presidente russo e quello americano, come si e’ visto all’inizio del summit. Al momento del benvenuto, i due si sono scambiati una gelida stretta di mano e sorrisi di circostanza, a denti stretti. Poi si sono ignorati anche all’interno della magnifica sala della prima sessione plenaria, tenendosi debitamente a distanza.

Putin, padrone di casa, si e’ messo quasi subito a sedere con l’aria impaziente di chi voleva iniziare subito i lavori mentre gli ospiti indugiavano. Tra questi lo stesso Obama, che si e’ intrattenuto con la presidente sudcoreana prima di andare a chiacchierare con il premier italiano Enrico Letta e quello britannico David Cameron. Il summit e’ iniziato con uno schieramento anti blitz delineatosi ancor prima dell’inizio dei lavori. A cominciare e’ stata la delegazione cinese, guidata dal presidente Xi Jinping: “L’unica via possibile” per porre fine alla crisi siriana e’ una “soluzione politica”.

Sulla stessa lunghezza d’onda la Ue: una posizione analoga e’ stata ribadita sia dal presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy che dal presidente della Commissione europea Jose’ Manuel Barroso, pur nella condanna dell’uso ”cinico” delle armi chimiche. Anche i Brics, ancora irritati per lo spionaggio Usa legato al Datagate, hanno espresso la loro preoccupazione per un intervento armato e per le conseguenze ”estremamente negative” che potrebbe avere sull’economia mondiale.

Nel frattempo l’Onu ha intensificato le sue iniziative per una soluzione politica, rilanciando la sempre piu’ moribonda conferenza di pace Ginevra-2. Per sostenerla, a sorpresa e’ arrivato a Mosca anche l’inviato speciale della Lega Araba e dell’Onu, Lakhdar Brahimi, che e’ stato invitato all’incontro tra il capo della diplomazia russa e i ministri degli Esteri del G20. A spostare il baricentro della diplomazia verso una soluzione politica anche la lettera inviata dal pontefice a Putin, nelle sue vesti di presidente del G20: un “sentito appello” ai leader “perchè aiutino a trovare vie per superare le contrapposizioni e abbandonino ogni vana pretesa di una soluzione militare”. Pesa anche il suo invito al miliardo e due milioni di cattolici nel mondo, e ai credenti di ogni fede, ad unirsi a lui nella giornata di preghiera e di digiuno per la pace in Siria.

Si e’ mossa anche la Conferenza episcopale degli Stati Uniti con un nuovo appello direttamente ad Obama contro l’intervento militare in Siria. Il Cremlino non ha ancora ricevuto la lettera del Papa ma, ha spiegato il portavoce Dmitri Peskov, ”se fosse vero che il Papa ha chiesto a Putin di continuare i suoi sforzi per una soluzione pacifica del conflitto siriano, risponderemo che questo sforzo continuerà”. Obama – messo all’angolo anche su Datagate e Fed – per ora non è riuscito a trovare nuovi alleati al G20, oltre alla Francia, alla Turchia e ad alcuni Paesi arabi. E neppure altra comprensione, a parte quella espressa del premier Enrico Letta, unico leader occidentale peraltro ad aver avuto un bilaterale con Putin. Ma il capo del governo italiano ha ribadito che l’Italia non parteciperà ad azioni militari senza l’avallo Onu.

Per il presidente Usa quindi la strada si fa in salita, tanto da doversi attaccare al telefono per chiamare molti parlamentari ancora indecisi in vista del voto del Congresso di Washington sul via libera al raid. E anche sulla possibilita’ che Mosca cambi posizione prevale ormai il pessimismo alla Casa Bianca, stanca di un ”dibattito senza fine” sulle prove dell’uso di armi chimiche. L’ambasciatrice americana all’Onu Samantha Power ha accusato la Russia di continuare a tenere in ostaggio il Consiglio di Sicurezza. In serata il premier Cameron ha annunciato che Londra e’ in possesso di nuove prove ma Mosca attende quelle degli esperti Onu. Intanto mobilita anche le sue navi da guerra, che stanno facendo rotta sul Mediterraneo, e stringe i suoi legami con Damasco: lunedi arriva in Russia il ministro degli esteri siriano.