G8/ Severo editoriale del New York Times contro il summit: sotto accusa l’approssimativa organizzazione di Berlusconi, la debolezza dei leader mondiali e Obama, che deve fare di più e meglio esercitando la leadership

Pubblicato il 8 Luglio 2009 12:14 | Ultimo aggiornamento: 8 Luglio 2009 12:14

Un editoriale del New York Times si distingue per le severe critiche ai lavori del G8: sotto accusa l’approssimativa preparazione del paese ospitante, Berlusconi e l’Italia, la debolezza dei leader presenti, in particolare gli europei, e la finora poco incisiva azione di Obama, invitato a fare di più e meglio.

In sostanza Obama – secondo il New York Times – dovrebbe finalmente esercitare la leadership mondiale, trasformando l’enorme credito internazionale accumulato in questi primi sei mesi di presidenza in effettivo capitale diplomatico, da spendere per le importanti questioni urgenti sul tappeto, a partire dalla ancora vacillante economia globale e la minaccia nucleare iraniana, lo stallo dei negoziati sul riscaldamento globale e le politiche di aiuto ai paesi più poveri.

Se si vogliono giustificare il tempo e gli sforzi che una riunione come il G8 richiede e poter aspirare a qualche risultato tangibile, è Obama che deve prendere l’iniziativa.

Il compito di Obama è imponente: convincere la Germania a investire di più per dare stimolo all’economia – per invertire il trend  negativo serve lo sforzo congiunto da entrambe le sponde dell’Atlantico. Ammonire i leader mondiali di non farsi prendere da  pericolosi impulsi protezionistici. In patria deve far passare la linea europea sui provvedimenti per la riduzione delle emissioni e per il controllo del riscaldamento globale e del cambiamento climatico: al Congresso dovrà spingere per l’adozione di misure più restrittive a breve termine, come quelle adottate in Europa.

Sulla questione iraniana Obama deve mettere a frutto il suo approccio meno muscolare del predecessore per costruire quell’unità di intenti internazionale, che comprenda necessariamente la Russia, capace di di contrastare le ambizioni nucleari di Teheran.