G8/ Tante aspettative e forse pochi progressi. A L’Aquila gli Otto Grandi devono fare i conti con la crisi economica e i cambiamenti climatici

Pubblicato il 8 Luglio 2009 0:14 | Ultimo aggiornamento: 8 Luglio 2009 0:14

Mentre a L’Aquila delle case restano solo macerie e travi crepate, dell’economia globale si prova a riassemblare i pezzi, andati in frantumi dopo il collasso finanziario della scorsa estate. Gli Otto Grandi della terra si incontrano per decidere del futuro del pianeta che, al di là di ogni dichiarazione ufficiale, è difficile da ricostruire, proprio come il capoluogo abruzzese devastato dal terremoto nell’aprile scorso.

Come ad ogni vigilia di un grande evento, anche nei giorni precedenti a questo G8 le aspettative salivano di ora in ora.

Per Silvio Berlusconi la stangata è arrivata dal presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick che ha consigliato al presidente del Consiglio più realismo e meno compiacimento: «Il 2009 resta un anno pericoloso». Poi il pontefice in una lettera ha lanciato un monito a Berlusconi, Benedetto XVI lo ha invitato a discutere della crisi secondo princìpi etici.

Difficile appare che il summit produca effetti immediatamente positivi e un progresso repentino nella regolamentazione dei mercati finanziari.

Gli interessi delle singole nazioni sono divergenti, le dispute potrebbero essere sedate solo da un accordo. Difficile stabilire, però, se un summit come il G8 ha il potere reale di cambiare il corso delle tattiche economiche di Stati Uniti, Italia, Germania, Gran Bretagna, Francia, Canada, Giappone e Russia. Una nuova Bretton Wood all’orizzonte? Probabilmente gli Otto Grandi non riusciranno a imporsi come autorità normativa globale, almeno secondo Thomas Mayer, rappresentante europeo della Deutsche Bank.

A L’Aquila i paesi più industrializzati del mondo devono fare i conti con problemi come la crisi economica e i cambiamenti climatici, ma hanno pochi strumenti e forse qualche difficoltà per affrontarli come questioni globali.