Gaza-Israele. “Temevamo ci facessero precipitare in aereo”. I racconti “choccati” dei pacifisti militanti

Pubblicato il 4 Giugno 2010 16:10 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2010 19:31

Deve essere stato grande, comprensibilmente grande, lo choc che hanno subito i passeggeri che erano sulle navi intercettate, assalite e catturate dai soldati israeliani al largo di Gaza. Storditi e accecati da bombe che infliggono flash luminosi e sonori, ammanettati, portati in prigione, trattati rudemente. Uno choc che il governo di Israele ha incautamente inflitto a centinaia di persone di ogni nazionalità e anche e soprattutto alla sua immagine e credibilità. Uno choc che perdura, almeno stando a quello che i passeggeri-prigionieri raccontano dopo essere stati liberati. Manolo Luppichini è sicuro: “I morti, gli assassinati da Israele non sono nove, sono almeno dieci di più”. Luppichini non ha dubbi, poi però ammette che sulla nave dove si è sparato e ucciso lui non c’era. Però è sicuro lo stesso. Sicuro di saperne di più del premie turco Erdogan che i morti li ha contati fino a nove e non di più. Erdogan che ha detto: “Quello di Israele è terrorismo di Stato”. Ma Erdogan è agli occhi choccati di Luppichini un moderato.

E Angela Lano, giornalista, subito intervistata in Italia al suo ritorno racconta: “All’aeroporto, ce lo diremo dopo, abbiamo tutti una brutta sensazione: di salire insieme su un aereo che poi, per un guasto tecnico, precipiterà. Saliamo dopo molte rassicurazioni”. Alla Lano appare plausibile, possibile che Israele li imbarchi tutti con la scusa di mandarli in Turchia ma che in realtà li stia ammassando sull’aereo che precipiterà per volontà omicida degli israeliani. Alla giornalista appare possibile la strage di massa con finto incidente aereo. E’ uno choc quello dei passeggeri-prigionieri che evidentemente perdura anche dopo la liberazione e il ritorno a casa.

Choc da assalto subito, da maltrattementi subiti, dal sangue che è stato sparso. Ma forse almeno un po’ anche choc da ideologia, choc “cognitivo” che c’era anche prima dell’assalto israeliano: quella gente che si è imbarcata su quelle navi pensa, è sicura che che Israele non solo spari e uccida ma che nasconda cadaveri e allestica arei “piombati” e li faccia precipitare. Uno choc strutturale e non contingente, che si spiega con un non dichiarato equivoco: su quelle navi c’erano tutte persone che sono legittimamente dalla parte dei palestinesi. Dalla parte dei palestinesi senza se e senza ma. Posizione non solo legittima ma anche spesso ancorata ai fatti. L’equivoco sta però nel chiamarsi e nel volersi “pacifisti”: pacifista chi vuole la sconfitta totale di una delle parti combattenti? Non sono pacifisti, sono militanti di una causa e di una delle parti in causa. I loro choccati racconti lo rivelano. Valgono, come fonte di verità, quelli dei generali israeliani che li accusano di essere niente meno che “terroristi”.