Gaza: anche una neonata tra i 59 morti. Tutti contro la nuova ambasciata Usa a Gerusalemme

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 maggio 2018 9:52 | Ultimo aggiornamento: 15 maggio 2018 9:52
Gaza: anche una neonata tra i 59 morti. Tutti contro la nuova ambasciata Usa a Gerusalemme

Gaza: anche una neonata tra i 59 morti. Tutti contro la nuova ambasciata Usa a Gerusalemme (Foto Ansa)

GAZA – C’è anche una neonata di otto mesi tra i 59 morti negli scontri al confine di Gaza tra palestinesi ed esercito israeliano nel giorno dell’inaugurazione dell’ambasciata americana a Gerusalemme. Otto di loro hanno meno di 16 anni.  [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui, Ladyblitz – Apps on Google Play]  La bimba, Laila Anwar Ghandour, è deceduta per aver inalato i gas lacrimogeni sparati dai militari contro i manifestanti. I feriti sono invece 2.800.

Una vera e propria strage, che ha portato, alla fine, ad una condanna quasi unanime nei confronti di Israele. La Lega araba ha chiesto un intervento internazionale urgente per fermare “l’orribile massacro perpetrato dalle forze di occupazione israeliane contro i palestinesi, in particolare nella Striscia di Gaza”. Un appello arriva anche dall’Alta rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini: “Ci aspettiamo che tutti agiscano con la massima moderazione per evitare ulteriori perdite di vite”.

Per l’Italia il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, si appella “a tutte le parti coinvolte affinché profondano ogni sforzo per evitare ulteriori spargimenti di sangue e auspichiamo una ripresa delle iniziative politico-diplomatiche tese a rilanciare la prospettiva di una soluzione politica, affinché i due popoli possano vivere fianco a fianco, in pace e sicurezza”. Messaggi simili arrivano anche da altre capitali europee.

Dalla Turchia le parole più dure, con il presidente Recep Tayyip Erdogan che minaccia: “Non permetteremo che oggi sia il giorno in cui il mondo musulmano ha perso Gerusalemme. Continueremo a restare con determinazione a fianco del popolo palestinese”, mentre il suo ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, parla di “massacro” e “terrorismo di Stato” e richiama per consultazioni gli ambasciatori in Usa e Israele.

Anche la Russia si dice “preoccupata” e con il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, ribadisce il proprio “parere negativo per quanto riguarda il trasferimento dell’ambasciata Usa a Gerusalemme”. Il primo ministro libanese, Saad Hariri, paragona l’inaugurazione della sede diplomatica alla Nakba, la “catastrofe” del 1948, quando 700mila palestinesi dovettero abbandonare le proprie case in seguito alla proclamazione dello Stato di Israele. Dure condanne anche da Qatar, Kuwait e Sudafrica, che ha anche richiamato in patria il proprio ambasciatore in Israele, e l’Iran, attraverso il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif, accusa: “Il regime israeliano massacra innumerevoli palestinesi a sangue freddo durante una protesta nella più grande prigione a cielo aperto. Nel frattempo, Trump celebra il trasferimento illegale dell’ambasciata Usa ed i suoi collaboratori arabi cercano di distogliere l’attenzione”.

Intanto il presidente palestinese Abu Mazen ha indetto per oggi, martedì 15 maggio, uno sciopero generale e tre giorni di lutto per il “massacro”  e si è detto pronto a rifiutare qualsiasi mediazione di pace che arrivi dagli americani.

 

 

 

 

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