Georgia, settimana di proteste anti Putin: 300 feriti e voli cancellati

di Lika Lejava
Pubblicato il 29 giugno 2019 6:31 | Ultimo aggiornamento: 29 giugno 2019 1:43
Georgia, settimana di proteste anti Putin: 300 feriti e voli cancellati

Georgia, settimana di proteste anti Putin: 300 feriti e voli cancellati

TBILISI – A Tbilisi, Georgia, il 20 giugno c’è stata una grande manifestazione di protesta, circa 10.000 persone, davanti al Palazzo del Parlamento dove stava tenendo un discorso il deputato russo Sergei Gavrilovic. A causa degli scontri con la polizia ci sono stati dei feriti tra cui Mako Gomuri, una ragazza di 18 anni che ha perso la vista a un occhio: non stava protestando, stava soltanto tornando a casa dopo il lavoro. Ma Mako ora osserva: “Dobbiamo lottare tutti insieme per qualcosa. Il 20 giugno è stato un punto di svolta nella mia vita. Non dimenticherò mai come la polizia è arrivata verso di me”. 

Gavrilov ha tenuto un discorso al Parlamento della Georgia in occasione di una riunione dell’Assemblea interparlamentare sull’ortodossia. Gavrilov, vicino al presidente Vladimir Putin, è un sostenitore dell’indipendenza di due regioni secessioniste l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud, ovvero il 20% della Georgia. Parte della popolazione, molto irritata per l’occupazione russa, ha ritenuto un oltraggio che si sia seduto al posto riservato al presidente del Parlamento georgiano. E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e i cittadini hanno deciso di protestare.  

Mentre Gavrilov lasciava la Georgia le persone gli lanciavano uova e bottiglie. Successivamente, la popolazione ha iniziato a protestare e cercato di occupare il Parlamento. I principali slogan erano “nessuna occupazione”, “mani lontane dalla Georgia”. Le forze speciali del Ministero degli affari interni, in tenuta antisommossa, sono intervenute in modo impietoso. Per fermare la protesta hanno sparato proiettili di gomma in diverse parti del corpo dei manifestanti. Tre persone hanno perso la vista, due sono ancora tra la vita e la morte, più di 200 sono rimaste ferite e 305 sono state arrestate e detenute ingiustamente. 

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I manifestanti non si sono fermati, hanno iniziato a protestare contro tutto ciò che è accaduto nel corso di questi giorni. A causa degli scontri, il capo della delegazione georgiana dell’Assemblea interparlamentare sull’ortodossia, Zakaria Kutsnashvili, ha rinunciato al suo mandato e il presidente del parlamento di Tbilisi, Irakli Kobakhidze, ha rassegnato le dimissioni. 

I manifestanti avevano quattro richieste principali: che il ministro degli Affari Interni lasci la carica, un nuovo sistema proporzionale elettorale, liberare tutte le persone arrestate il 20 giugno e l’arresto di chi ha abusato dell’autorità. Il 24 giugno, Georgian Dream, Sogno Georgiano, il partito filo russo che è al governo in Georgia, ha accettato le richieste dei manifestanti: per quanto riguarda la legge elettorale ha promesso che le elezioni del 2020 si terranno con una legge interamente proporzionale. Originariamente, si sarebbero dovute tenere con un complicato sistema per metà proporzionale e per metà maggioritario a doppio turno, che secondo i manifestanti avrebbe penalizzato le opposizioni. È stata anche eliminata la soglia di sbarramento, inizialmente del 3%.

Il MIA, Ministero degli Affari Interni della Georgia, ha sospeso 10 poliziotti e, dopo sette giorni di protesta saranno anche rilasciate le persone arrestate. Adesso rimane soltanto una richiesta: che Giorgi Gakharia, vice Primo Ministro e Ministro dell’Interno, lasci i suoi incarichi. E per rendere la situazione ancor più complicata, Putin ha approvato un decreto per vietare a tutte le compagnie aeree russe di volare da e verso la Georgia.

Il divieto di Putin rappresenta una grave escalation di tensioni tra i due paesi, che nel 2008 hanno combattuto una guerra. La sospensione dei voli è mirata a colpire, e parecchio, l’industria turistica della Georgia, che nel 2018 ha inciso per il 7,6% sul pil nazionale. L’anno scorso infatti, più di 1,4 milioni di russi hanno visitato la Georgia.

Putin ha firmato il decreto la scorsa settimana, sostenendo che la sospensione dei voli era necessaria per proteggere “la sicurezza nazionale della Federazione Russa”. A partire dall’8 luglio, è inoltre previsto il ritorno dei cittadini russi attualmente in Georgia e la raccomandazione ai tour operator russi di non mandare i propri clienti nel paese del Caucaso.