Tensione in Estremo Oriente: Pechino “preoccupa”. E Tokyo adatta la difesa ad un’eventuale Guerra Fredda

Pubblicato il 17 Dicembre 2010 17:47 | Ultimo aggiornamento: 17 Dicembre 2010 19:44

L’attivismo militare della Cina è ”motivo di preoccupazione regionale e internazionale” e la Corea del Nord, col potenziale nucleare, è ”fattore di grande instabilità”: il Giappone cambia i piani di difesa nazionale e li adatta a uno scenario che supera Guerra Fredda e pericolo d’ invasione dal Nord dell’Unione Sovietica.

Pechino, a stretto giro, chiarisce la sua posizione. ”La Cina aderisce a un percorso di sviluppo pacifico e persegue una politica di difesa nazionale di natura difensiva”, replica la portavoce del ministero degli Esteri, Jiang Yu. ”Non è nostra intenzione minacciare, né costituire minaccia per alcuno”, si legge nel comunicato diffuso sul sito del ministero. Pertanto, i giudizi di Tokyo sono ”irresponsabili”.

L’episodio è destinato a marcare un altro segno nei rapporti tra le due potenze economiche dell’Estremo Oriente, dopo lo scontro diplomatico esploso a settembre sulla sovranità delle Senkaku, isole ricche di risorse naturali all’estremo sud dell’ arcipelago amministrate dal Sol Levante e rivendicate da Pechino.

Nel corposo schema delle ‘Linee guida del programma di difesa nazionale’, il primo approvato dall’esecutivo espressione del partito democratico del premier Naoto Kan, si prevedono maggiore flessibilità e una completa ridefinizione delle Forze di autodifesa (Sdf, le forze armate nipponiche).

A Tokyo, durante la conferenza stampa di presentazione, il ministro della Difesa, Toshimi Kitazawa, rimarca la validità dell’impianto, sempre in funzione di ‘autodifesa’, esposto nel recente ‘libro bianco sulla sicurezza nazionale’. ”Credo che in base alla cornice di riferimento sia efficace la ‘capacità’ di difesa dinamica”’, rileva Kitazawa. In altri termini, Tokyo taglia carri armati e artiglieria (scenderanno di 200 pezzi l’uno a quota 400), a favore di sottomarini (saliranno da 16 a 22, alla luce dell’attività recente della Cina nelle acque intorno al Giappone) e della specializzazione di truppe di trasporto rapido per garantire, ad esempio, la sicurezza in isole lontane, come quelle ai limiti delle acque territoriali di Cina e Taiwan.

Nell’ambito del programma, il Giappone stanzierà risorse per 280 miliardi di dollari nell’arco dei 5 anni a partire dall’ esercizio 2011, con un taglio del 3% sul precedente quinquennio a causa della crisi e delle esigenze di bilancio. ”Il problema – osserva il capo di gabinetto Yoshito Sengoku – è la scarsa trasparenza su spese e attività militari della Cina”. Il documento, aggiunge, rispetterà i ‘tre principi’ sul divieto d’export di armi (a Paesi comunisti, sottoposti a embargo da parte di risoluzioni Onu e coinvolti in conflitti internazionali), ma apre all’ipotesi di ”misure adottabili con forti cambiamenti”.

Il ministro degli Esteri, Seiji Maehara, afferma di vedere la produzione d’armi in futuro come ”fattore fondamentale a livello globale” e la presenza del Giappone in progetti comuni ”non pregiudica” le regole sull’embargo e la costituzione pacifista del Paese. Legami più solidi sulla difesa con partner quali Corea del Sud, Australia e India, in aggiunta all’alleato strategico Stati Uniti. Proprio oggi Kan ha visitato Okinawa, prima mossa di un difficilissimo processo per risolvere il nodo del trasferimento della base dei marine di Futemma.

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