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Giulio Regeni, autorità egiziane vogliono chiudere ufficio legali che indagano sulla sua morte

Giulio Regeni, autorità egiziane vogliono chiudere ufficio legali che indagano sulla sua morte

Giulio Regeni, autorità egiziane vogliono chiudere ufficio legali che indagano sulla sua morte (foto Ansa)

IL CAIRO – Il Coordinamento egiziano dei diritti e le libertà (Ecfr), che sostiene gli sforzi della famiglia Regeni per ottenere la verità sulla morte del figlio Giulio, ha denunciato il tentativo di “intimidazione” da parte delle autorità egiziane, con una “visita a sorpresa” nel loro ufficio per tentare di “chiuderlo”.

Per i familiari del ricercatore ucciso barbaramente all’inizio del 2016, “sembra che la libertà e la sicurezza di coloro che ci aiutano a fare luce sulla morte di Giulio sia a rischio, ancora una volta”. L’Ecfr ha riferito che alcuni funzionari “dell’autorità finanziaria per gli Investimenti accompagnati dalla sicurezza nazionale e da poliziotti sono entrati nel loro ufficio spiegando di doverlo chiudere e tentando di mettere un sigillo alla porta”.

I legali presenti hanno replicato che la chiusura dell’ufficio era “illegittima perché la loro ong opera in conformità con la legge egiziana”. A quel punto, le forze di sicurezza sono andate via ma hanno assicurato che “che sarebbero tornate presto”. Il team legale ha ricordato che nell’ottobre 2016 le autorità egiziane avevano condotto un analogo blitz a sorpresa. Ma la tempistica di quest’ultimo “non è una coincidenza”, perché meno di un mese fa l’Ecfr ha pubblicato la sua relazione annuale sulle sparizioni forzate in Egitto. Documentando 378 casi tra il mese di agosto 2016 ed il mese di agosto 2017 e “etichettando gli apparati egiziani di sicurezza come l’attore principale di queste violazioni”. Inoltre, appena due settimane fa, il governo egiziano ha “bloccato” il loro sito web. E “non è una coincidenza” neanche il fatto che “i legali di Ecfr vedranno presto i familiari di Giulio Regeni per continuare ad aiutarli nell’indagine”.

IL COMMENTO DEI GENITORI – “Ancora una volta sembra che la libertà e la sicurezza di coloro che ci aiutano a far luce sulla morte di Giulio sono a rischio” hanno detto Paola e Claudio Regeni insieme con il loro avvocato Alessandra Ballerini.
I Regeni hanno annunciato la loro volontà di volare al Cairo per incontrare i consulenti e per chiedere il fascicolo della morte di Giulio che era stato promesso loro dal procuratore generale mesi fa, ma ancora non è stato consegnato.

Il blitz della sicurezza egiziana nell’ufficio legale arriva il giorno dopo il prolungamento di 15 giorni della custodia cautelare in carcere a Ibrahim Metwaly, consulente al Cairo della famiglia Regeni arrestato il 10 settembre con l’accusa di “cospirazione”. Il caso Regeni è stato tra i temi di un colloquio tra il premier Paolo Gentiloni ed il presidente egiziano al-Sisi, sempre a New York, a margine dell’Assemblea Generale Onu. L’Italia, hanno sottolineato fonti presenti all’incontro, ritiene un “obbligo morale la ricerca della verità”. E in questa direzione – si sottolinea – deve essere letto il ritorno dei due ambasciatori, anche per moltiplicare gli sforzi di collaborazione giudiziaria sul caso.

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