Gran Bretagna in guerra contro Isis: ok Comuni a raid Siria

di redazione Blitz
Pubblicato il 3 Dicembre 2015 0:13 | Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre 2015 11:59
Gran Bretagna in guerra contro Isis: ok Comuni a raid Siria

Il premier britannico David Cameron

LONDRA – Presto nei cieli della Siria voleranno anche i bombardieri della Raf, l’aviazione britannica. Il governo di David Cameron ha incassato il sì dalla Camera dei Comuni ai raid contro l’Isis. Nel 2013 i deputati inglesi avevano detto no ad un intervento contro le forze di Bashar al-Assad. Il dibattito fiume è sfociato dopo una decina di ore nella prevista luce verde, con 397 sì e 223 no. A dispetto della protesta delle centinaia di irriducibili che hanno manifestato fino a sera fuori da Westminster al grido di “Stop the war”.

Da Bruxelles, a spingere l’Alleanza Atlantica ci ha pensato intanto il segretario di Stato americano, John Kerry, invitando i 26 alleati a “fare di più” ed evocando, sia pure in termini generici, un incremento dello “sforzo militare” collettivo nei confronti dei jihadisti. Non si tratterà certo di “una guerra lampo”, ha sottolineato il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni. E non si dovrà ripetere l’errore dell’Iraq, quando gli stessi Usa – ha ammesso Kerry – favorirono “il crollo di uno Stato” senza avere una strategia credibile per il dopo. Ma la sfida, pur se in uno scenario affollato dalle bombe e dagli interessi di molti attori – dall’Occidente alla Russia, dalla Turchia all’Iran, dai Paesi del Golfo a Israele – è lanciata.

A raccoglierla, questa volta per ultima, arriva anche Londra. La partita di Cameron si è chiusa ai Comuni al sopraggiungere della notte dopo lunghi mesi di esitazioni. Ed è stata affrontata con toni accesi, alimentati da qualche gaffe dal primo ministro conservatore. A spianare la strada era stata d’altronde la spaccatura interna al Labour, sfociata nella libertà di scelta che il leader Jeremy Corbyn – pur coriaceo fino in fondo nel suo no – ha dovuto concedere alla fronda interna: è grazie ai loro sì che Cameron ha potuto compensare abbondantemente la dozzina di Tory anti-raid dissenzienti.

Nel suo discorso all’aula Cameron ha parlato di necessità, sullo sfondo delle invocazioni d’aiuto da parte del presidente francese Francois Hollande, dell’incoraggiamento del Dipartimento di Stato da Washington e dell’inedito invio di sei tornado da ricognizione anche da parte della Germania di Angela Merkel.

Il premier non ha negato che occorra una strategia “più ampia”, oltre alle armi e ha fissato paletti più stretti che in passato, assicurando che la Royal Air Force colpirà solo l’Isis ed escludendo ogni nuova avventura boots on the ground. Ma ha insistito che molte delle trame terroristiche degli ultimi mesi contro il Regno Unito (sette, secondo Downing Street) sono state “orchestrate in Siria”. Un modo per dire che i raid dovrebbero aiutare a proteggere la sicurezza dei cittadini britannici.

L’esatto contrario di ciò che pensano Corbyn e gli altri oppositori, secondo i quali l’ennesimo ordine di fuoco “accrescerà i rischi di attacchi terroristici” anziché allontanarli. Tanto più che “i bombardamenti uccideranno ancora civili innocenti e creeranno più rifugiati”. Per Corbyn, come per la larga maggioranza della base laburista e per gli scozzesi dell’Snp, i precedenti dell’Afghanistan, dell’Iraq e della Libia dovrebbero indurre alla prudenza “in nome del buonsenso, non del pacifismo”.