Guerra al terrore. In 10 anni 35 mila condannati e 120 mila arrestati

Pubblicato il 6 Settembre 2011 15:25 | Ultimo aggiornamento: 6 Settembre 2011 15:26

NEW YORK, STATI UNITI – Nei dieci anni successivi all’attacco di Al Qaeda alle Torri Gemelle, l’11 settembre 2001, almeno 35 mila persone sono state condannate nel mondo con l’accusa di terrorismo. Ma mentre alcuni hanno fatto saltare in aria alberghi, treni o autobus, altri sono stati imprigionati solo per aver agitato cartelli anti-governativi o usato i blog di internet per protestare contro ingiustizie.

Nel primo conteggio mai effettuato di arresti e condanne nella guerra al terrore, l’Associated Press ha riscontrato un’impennata di procedimenti giudiziari imperniati su leggi antiterroristiche già esistenti, o di nuove su sollecitazione e finanziamento dell’Occidente. L’AP rileva che prima dell’11/9 solo qualche centinaio di persone venivano condannate ogni anno per atti terroristici.

L’enorme volume di condanne, assieme a 120 mila arresti, dimostra come una profonda comsapevolezza del terrorismo si sia infiltrata nelle società, e come la guerra per contrastarlo sia passata dai campi di battaglia ai tribunali. Ma dimostra anche, rileva l’AP, che dozzine di Paesi strumentalizzano la guerra al terrorismo per reprimere il dissenso politico.

Il conteggio dell’AP si è svolto in 100 Paesi mediante il lavoro dei suoi giornalisti che hanno intervistato centinaia di persone, ottenuto documenti e raccolto dati in precedenza sconosciuti. Sono stati identificati 119.044 arrestati con l’accusa di terrorismo e 35.117 condanne in 66 Paesi, ovvero il 70 per cento della popolazione mondiale. Questi numeri sono per difetto perchè molti Paesi hanno rifiutato di fornire informazioni. Il conteggio include negli Stati Uniti, promotori della guerra al terrore, 2.934 arresti e 2.568 condanne, otto volte più che nel decennio precedente.

L’indagine dell’AP ha accertato che oltre la metà delle condanne sono state inflitte da due Paesi accusati di usare le leggi anti-terroristiche per reprimere il dissenso politico interno, ovvero la Cina e la Turchia. Solo in quest’ultimo Paese vi sono state 12.897 condanne, un terzo del totale. Il numero della gente in prigione riflette la dozzina di maniere con cui i diversi Paesi definiscono attività terroristiche. La Cina, per esempio, ha arrestato oltre 7 mila persone in base a leggi che includono il terrorismo tra ”I Tre Demoni”, assieme al separatismo e all’estremismo.

L’efficacia dei procedimenti giudiziari anti-terroristici varia notevolmente. Il Pakistan ha aumentato quest’anno il numero degli arresti, eppure l’incidenza degli attacchi continua ad aumentare. C’è poi un’altra considerazione da fare: le leggi contro il terrore possono ritorcersi contro chi le vara. I governi autoritari del Medio Oriente hanno impiegato leggi contro il terrore largamente, per poi trovarsi nel mirino dei rivoltosi della Primavera Araba.

”Tutto il mondo si rende conto che il terrorismo è una grave minaccia”, dice John Bellinger, ex-consulente legale del Dipartimento di Stato, ”ma è anche vero che governi dittatoriali usano lo spauracchio del terrorismo come copertura per la repressione dei loro popoli”.