Hailé Selassié, tra Mussolini e Mengistu, imperatore di Etiopia per 44 anni

Pubblicato il 26 Dicembre 2010 20:38 | Ultimo aggiornamento: 26 Dicembre 2010 22:50
negus

Hailé Selassié ai tempi della guerra con l'Italia

Hailé Selassié I (“Potenza della Trinità”), al secolo Tafari Makonnen (Ejersa Goro, 23 luglio 1892 – Addis Abeba, 27 agosto 1975), è stato negus d’Etiopia dal 1930 al 1936 e dal 1941 al 1974.

Secondo l’antico testo sacro etiope Kebra Nagast, la Regina di Saba (ovvero d’Etiopia) chiamata Makeda incontrò Re Salomone (evento descritto anche nella Bibbia) ed ebbe da lui un figlio, incoronato Re con il titolo di Menyelek I (o Menelik I). Da questo sovrano, attraverso 224 generazioni sarebbe disceso Hailé Selassié I.

Cugino del negus Menelik, Hailé Selassié fu considerato come il possibile successore, ma il trono andò al musulmano ras Iyasu V.

Selassié, però, lo fece deporre durante una rivolta anti-islamica e diventò reggente negli anni ’20 e poi imperatore nel ’30.

Promosse la modernizzazione del paese e l’ingresso dell’Etiopia nella Società delle Nazioni (primo Paese africano a farne parte). Fondò l’Università di Addis Abeba.

Tra l’ottobre 1935 e la primavera 1936 si svolse la gueraa di oonquista dell’Etiopia voluta da Mussolini. Il re d’Italia diventò anche imperatore d’Etiopia.

Il Negus scelse l’esilio e si recò a Bath, in Gran Bretagna.

Hailé Selassié tornò in patria nel 1941, dopo la caduta dell’Africa Orientale Italiana (in cui era stata incorporata l’Etiopia) per mano britannica, riassumendo il titolo di imperatore.

Selassié continuò nella sua opera di modernizzazione del Paese, sopprimendo il potere dell’aristocrazia terriera, riformando l’esercito e promulgando la prima Costituzione nel 1955.

Fu detronizzato nel 1974 da un golpe militare guidato dal generale Mengistu Haile Mariam, che successivamene tenne l’Etiopia per un lungo periodo sotto una forma di terrore comunista e si ingaggiò in una feroce lunga e sanguinosa guerra contro la vicina Eritrea.

Hailé Selassié è considerato il “difensore della fede” per il Rastafarianesimo: l’imperatore è un modello, un simbolo religioso, identificato con il Messia nero, Cristo stesso ritornato in gloria per regnare con un Nome Nuovo, l’incarnazione di Jah, il Dio supremo, venuto sulla terra per liberare le nazioni dal male nazifascista ed in primis la popolazione nera, come profetizzato da Marcus Garvey. Il nome del movimento Rastafari deriva dal nome di battesimo dell’Imperatore Ras Tafari, che in amarico significa “Capo da temere”.

Selassié diede delle terre (le terre di Shashamane) per il rimpatrio dei giamaicani Rastafari.

Considerato il Messia dalla religione Rastafari, Selassié rimase sempre devoto alla Chiesa ortodossa etiopica, chiesa antichissima nella quale si identificarono diversi etiopisti e rastafariani poiché videro che la Chiesa stessa considerava il Re dei re Hailé Selassié I come il Leone di Giuda dell’Apocalisse (l’Etiopia fu una tra le prime monarchie ad adottare il Cristianesimo, monofisita e autocefala dal 1959, anno in cui il patriarca Basilio la sottrasse all’autorità del Patriarca copto di Alessandria d’Egitto).