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Hillary Clinton 2016: la campagna dei “Super Pac” di Obama è già iniziata

Hillary Clinton 2016: la campagna dei "Super Pac" di Obama è già iniziata

Hillary Clinton 2016: la campagna dei “Super Pac” di Obama è già iniziata (Ap-LaPresse)

NEW YORK – Hillary Clinton presidente degli Stati Uniti nel 2016: con questo obiettivo i Super Pac stanno raccogliendo milioni di dollari per anticipare e battere ogni possibile avversario dell’ex segretario di Stato sulla strada della Casa Bianca.

Cercare di comprendere cosa sono e quanto contano i Super Pac fa capire cosa sta diventando la politica in America e cosa potrebbe diventare presto da noi, con la fine del finanziamento pubblico dei partiti che viaggia in parallelo con lo sfondamento dei tetti sulle donazioni dei privati.

I Super Pac (Political Action Committees) sono un incrocio fra una fondazione, una lobby e una associazione politica. Spiega Gianluca Tommasone su Fanpage.it:

“in parole povere sono maxi organizzazioni di raccolta fondi che appoggiano privatamente un particolare candidato, influenzando le opinioni dei singoli cittadini attraverso spot elettorali e altre azioni di sostegno; i Super PAC sono differenti dai PAC normali, poiché quest’ultimi dovevano sottoporsi a regole e limiti decisamente più severi. Questa cascata di soldi che si infrange nelle elezioni americane può essere addirittura tenuta segreta: i Super PAC infatti possono tenere all’oscuro i nomi dei loro finanziatori fino alla fine delle elezioni. Pare evidente che questo sistema possa portare ad azioni più o meno illecite.

Inoltre i Super PAC, essendo organizzazioni private e non facendo parte dell’amministrazione del candidato, non sono direttamente collegati a questo; risolta quindi evidente che il candidato non potrà essere ritenuto responsabile delle azioni del comitato privato. Questo particolare scollegamento fa si che i Super PAC possano attuare azioni che il candidato non potrebbe fare: ad esempio se un Super PAC attaccasse in maniera troppo forte un avversario tramite uno spot, il candidato può benissimo prendere le distanze dalle dichiarazioni del Super PAC. Tutto questo può portare ad un abbassamento della qualità politica: la campagna elettorale potrebbe semplificarsi a perpetui scontri ed insulti tra i candidati, sviscerando la politica dai concetti e dalle idee; un po’ come quello che ormai sta succedendo nelle primarie repubblicane dove vediamo come Romney e Gingrich si scontrano senza esclusione di colpi e senza discorsi concreti”.

Alle ultime elezioni, quelle del 2012, anche Barack Obama si era dovuto rassegnare all’appoggio dei Super Pac, colossi del finanziamento alla politica nati dopo due sentenze che hanno affossato i normali “Pac”. Due Super Pac, Priorities Usa Action e Majority Pac, avevano raccolto per la sua campagna elettorale 100 milioni di dollari. Certo, i Super Pac repubblicani avevano raccolto oltre 400 milioni di dollari. 

Ma sono proprio i Super Pac pro-Obama, in particolare il più grosso dei due, Priorities Usa, ad essersi mossi in largo anticipo per appoggiare la candidatura di Hillary Rodham Clinton. Priorities Usa, a due anni e 10 mesi dalle presidenziali di novembre 2016, ha già iniziato la raccolta fondi, come scrive Nicholas Confessore sul New York Times.

Il più importante Super Pac “liberal” (che nel gergo della politica americana – contrapposto a “conservative” – significa “progressista”, “di sinistra”, e non “liberale”), avrà due presidenti: Jim Messina, già organizzatore della campagna elettorale di Obama nel 2012, e Jennifer M. Granholm, ex governatore del Michigan, fra le più convinte sostenitrici della Clinton.

Una lista di veterani delle campagne pro-Obama che si allunga con i nomi di Jeremy Bird e Mitch Stewart, altri due reduci dalle presidenziali del 2012 che stanno lavorando a stretto contatto con Ready for Hillary un super Pac pro-Clinton che si concentra sul reclutamento di piccoli donatori e di attivisti provenienti dalle fasce più popolari.

Priorities Usa, invece, ha iniziato a cercare donazioni da sei-sette cifre per sostenere le grandi spese pubblicitarie di cui avrà bisogno la Clinton. L’obiettivo è superare nettamente i 67 milioni spesi nelle presidenziali del 2012.

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