Honduras/ Il deposto presidente Zelaya e il suo rivale Micheletti accettano di trattare per risolvere la crisi

Pubblicato il 8 Luglio 2009 11:50 | Ultimo aggiornamento: 8 Luglio 2009 12:36

Il deposto presidente honduregno, Manuel Zelaya, e il leader che lo ha rimpiazzato con un golpe, Roberto Micheletti, si sono accordati sull’avvio di negoziati per risolvere la crisi politica nel Paese centro americano tramite i buoni uffici del segretario di stato Usa Hillary Clinton, a quanto informa il New York Times.

I colloqui tra i due rivali, ha annunciato la Clinton, si svolgeranno sotto la supervisione del presidente del Costarica, Oscar Arias, un premio Nobel per la Pace che gode di grande considerazione nella regione.

Intanto gli Stati Uniti hanno percettibilmente variato la loro posizione riguardo alla crisi honduregna. La Clinton, infatti, seppur ribadendo la condanna dell’estromissione di Zelaya, non ha chiesto il suo reinsediamento, come fatto invece dal presidente Barack Obama e da gran parte della comunità internazionale.

Alla domanda se gli Stati Uniti considerassero il ritorno al potere di Zelaya essenziale per restaurare in Honduras l’ordine democratico, il segretario di stato ha evitato di rispondere affermando di non voler ”pregiudicare” le trattative ancor prima del loro inizio.

La svolta nell’impasse tra Zelaya e Micheletti – che l’Organizzazione degli Stati Americani (OAS) non ha saputo risolvere, ottenendo anzi l’irrigidimento delle parti – e’ giunta domenica quando il presidente estromesso ha cercato di rientrare in Honduras dando luogo a scontri con vittime tra dimostranti e polizia.

Lo stesso giorno Micheletti ha chiesto il sollecito avvio di negoziati inviando a Washington una folta delegazione di deputati, uomini d’affari e funzionari governative con il compito di convincere la Casa Bianca ad intervenire.

Intanto il Wall Street Journal si è schierato apertamente con i golpisti, sostenendo che Zelaya ha fatto molto male all’Honduras, tanto da definirlo “un pericolo per la democrazia”, e ricordando che dietro l’ex-presidente c’è Hugo Chavez, il “maciste venezuelano”.