Hong Kong: la protesta diventa rivolta. No alla nuova legge sull’estradizione. Parlamento bloccato

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 giugno 2019 12:13 | Ultimo aggiornamento: 12 giugno 2019 21:45
Hong Kong: la protesta contro l'estradizione alla cinese diventa rivolta. Bloccato il Parlamento

Hong Kong: la protesta contro l’estradizione alla cinese diventa rivolta. Bloccato il Parlamento

ROMA – A Hong Kong le proteste contro la legge che facilita l’estradizione in Cina sono diventate oggi una vera e propria rivolta. Migliaia di persone hanno occupato le principali strade intorno al Parlamento dalla mattina fino a che un gruppo di manifestanti è riuscito a entrare a palazzo con polizia antisommossa che ha risposto sparando gas lacrimogeni e fumogeni all’interno dell’ edificio.

Sono saliti a 72 i feriti, di cui due in gravi condizioni, dei violenti scontri di oggi a Hong Kong, innescati dalle proteste di massa contro la legge sulle estradizioni in Cina. Lo riporta la Bbc, citando fonti del governo dell’ex colonia, secondo cui sono tutti di età compresa tra i 15 e i 66 anni. Tra la polizia, gli agenti feriti sono 21 di cui 9 soccorsi in ospedale, ha invece aggiunto il South China Morning Post, il quotidiano locale in lingua inglese controllato da Alibaba.

“Negli ultimi giorni – si legge nella nota – la popolazione di Hong Kong ha esercitato il diritto fondamentale di riunione e di esprimersi liberamente e pacificamente. Questi diritti devono essere rispettati”. L’Ue chiede quindi a tutte le parti in causa “moderazione e di evitare violenze ed escalation” di ogni genere.

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La legge sull’estradizione, prosegue la nota, “è un argomento sensibile, con ampie conseguenze per Hong Kong e i suoi abitanti, per l’Ue e i cittadini stranieri e per la fiducia degli investitori. Un’approfondita e inclusiva consultazione pubblica – conclude la nota – contribuirà a trovare una costruttiva soluzione. Ci aspettiamo che il governo si impegni in questo tipo di dialogo con i suoi cittadini”.

Il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang, ha affermato che qualsiasi azione che danneggi Hong Kong è “osteggiata dalla pubblica opinione locale”. Geng ha, nella conferenza stampa quotidiana, sollecitato gli Usa a parlare e ad agire con cautela su Hong Kong.

Gli attivisti pro-democrazia sollecitano una nuova mobilitazione contro il provvedimento che è considerato una erosione dell’autonomia dell’ex colonia e contrario allo schema seguito finora di “un Paese, due sistemi”, alla base dei rapporti tra Hong Kong e Pechino. Una frontiera fra due civiltà giuridiche: in Cina il 99% dei processi finisce con la condanna dell’imputato, nell’enclave il diritto anglosassone mantiene e manterrà fino al 2047 tutte le garanzie politiche e democratiche.

Lo scopo è ripetere la straordinaria adesione di domenica che ha visto nelle strade un totale di un milione di persone, in quella che è stata una delle più grandi manifestazioni dal ritorno di Hong Kong alla Cina nel 1997. Il presidente del Ligislative Council, Andrew Leung, ha indicato ieri che la votazione finale sul provvedimento si terrà il 20 giugno. (fonte Ansa)