India: Il governo combatte da anni i ribelli maoisti ma con scarsi risultati

Pubblicato il 31 maggio 2010 12:14 | Ultimo aggiornamento: 31 maggio 2010 12:14

Una colonna di ribelli maoisti in marcia

Mesi dopo il lancio di una campagna per sconfiggere la ribellione maoista, il governo indiano ha subito un altro scacco quando la settimana scorsa i ribelli hanno attaccato un treno passseggeri nel Bengala occidentale causando la morte di 71 persone, dimostrando quanto sia ancora potente il loro movimento.

La minaccia maoista, scrive il New York Times, un tempo presa alla leggera, si è trasformata in una sfida logistica con i ribelli dislocati in molti stati e giurisdizioni di polizia locale. Questo ha reso una risposta coordinata molto più difficile. I maoisti hanno deragliato treni, fatto esplodere ponti e scuole, bloccato strade con alberi abbattuti, sabotato condutture e attaccato squadre di sicurezza sparendo nelle foreste prima dell’arrivo dei rinforzi.

L’aumento degli spargimenti di sangue e l’impressione che i maoisti sono in grado di attaccare con impunità ha scatenato il polarizzato dibattito politico a New Delhi, che va da falchi che vogliono mobilitare l’esercito a settori di sinistra che considerano i maoisti il sintomo di una società ineguale e criticano la campagna paramilitare contro i ribelli.

Ma gli scacchi subiti ad opera dei maoisti hanno anche attirato l’attenzione su problemi di efficienza e posto in dubbio la capacità del governo di sopprimere quella che è in sostanza una vasta insurrezione.

La punta di diamante della campagna governativa è il ministro degli interni Palaniappan Chidambaram, inflessibile nel condannare i maoisti e disprezzare i loro simpatizzanti. Ma anche lui incontra difficoltà: quando il suo ministero avvertì la società civile  e gli intellettuali di prendere le distanze dall’ideologia maoista, il ministro fu accusato di cercare di impedire la libertà di parola.

Lo scorso autunno, Chidambaran lanciò in vari stati una campagna paramilitare col nome di ”Caccia Verde”, col proposito di contrastare l’espandersi dei maoisti e ripristinare i servizi governativi. I maoisti sono in India da decenni, ma hanno esteso la loro presenza negli anni recenti, conquistando vasti territori isolati dove amministrano tribunali e governi ombra, facendo proseliti tra gli abitanti dei villaggi locali.

La strategia dietro questa operazione di Chidambaran era di cacciare i maoisti dai loro nuovi territori e confinarli nei loro punti di forza storici, come la regione di Dantewada nello stato di Chhattisgarh. Ma il principale risultato è stato di scatenare una violenta risposta dei ribelli, che adesso attaccano le pattuglie di sicurezza quasi ogni settimana.

La debolezza congenita di molte forze di polizia locali e la corruzione non aiutano, e i ribelli ne approfitano. Nello stato di Jharkhand, ricco di minerali ed afflitto da una diffusa corruzione politica, i maosti estorcono grosse somme in cambio di ”protezione”. Nel Bengala occidentale, stanno sfruttando a loro vantaggio le beghe di due partiti di sinistra.

Il governo si accinge a pubblicare un rapporto indipendente su una sanguinosa imboscata nella regione di Dantewada in cui i maoisti hanno ucciso 76 agenti paramilitari attirandoli in una foresta minata. L’attacco ha suscitato interrogativi sulla preparazione degli agenti, dei loro comandanti e su quella che sembra una superiore capacità dei ribelli di raccogliere informazioni.

Il ministro Chidambaram ha ottenuto vari successi, particolarmente nello stato di Maharashtra, dove le forze paramiliari hanno sloggiato i maoisti e ripristinato i servizi governativi. Nondimeno, ha detto, ”ci vorranno due o tre anni per contenere l’espansione maoista”.