Stampa e intercettazioni: la normativa negli altri paesi tra privacy e diritto di cronaca

Pubblicato il 21 Maggio 2010 12:58 | Ultimo aggiornamento: 21 Maggio 2010 12:58

In Italia il nuovo decreto sulle intercettazioni, in approvazione in questi giorni in Parlamento, mette il bavaglio alla libertà di stampa sacrificando il diritto di cronaca sull’altare della privacy. Ma nel resto del mondo come si bilanciano questi due diritti, entrambi fondamentali per una sana democrazia?

Gran Bretagna: nessuna barriera se l’interesse è pubblico. Nel Regno di Sua Maestà è il “Regulation of Investigatory Power Act” a disciplinare la materia: il ministero dell’Interno autorizza le intercettazioni che non possono essere diffuse o riprodotte. Ma, grazie al “Freedom of Information Act”, basta una richiesta al Commissioneer o al tribunale per consultare e pubblicare gli atti investigativi. A prevalere, anche a Buckingham Palace, è l’interesse pubblico.

Francia: la fonte è protetta salvo casi eccezionali. Il segreto professionale dei giornalisti è tutelato. I reporter d’oltralpe possono pubblicare documenti giudiziari, tra cui le intercettazioni, e proteggere le proprie fonti. Salvo poi incorrere nel reato di diffamazione o di violazione della presunzione d’innocenza dell’individuo menzionato. In questo caso il giornalista rischia di essere perseguito.

Spagna: diritto di cronaca senza conseguenze. In base all’articolo 579 della “Ley de enjuiciamiento criminal” le intercettazioni possono essere disposte da un giudice per un periodo di tre mesi o, in caso di urgenza, anche dal ministro dell’Interno, se riguardano casi di terrorismo o bande armate. Nel paese iberico a prevalere è l’interesse pubblico, quindi la pubblicazione delle intercettazioni non è perseguibile.

Repubblica Ceca: museruola e galera per i giornalisti. E’ del 1 aprile 2009 la cosiddetta “legge museruola” che ha messo il bavaglio ai reporter cechi. Chi pubblica il contenuto di un’intercettazione giudiziaria o qualunque notizia su una persona indagata o sospettata, anche “nel pubblico interesse”, rischia 5 anni di carcere e una multa fino a 5 milioni di corone (circa 194mila euro).

Russia: vietati ai giornali solo i segreti di Stato. Le intercettazioni nell’ex Paese sovietico possono scattare per “qualsiasi indizio di reato progettato, compiuto o che si sta per compiere”: l’Fsb, successore del Kgb, può procedere autonomamente ma deve chiedere l’autorizzazione al magistrato entro 24 ore. Tutti gli atti dei processi, gli interrogatori e le intercettazioni possono essere pubblicati liberamente, a meno che un magistrato inquirente non richieda, in qualsiasi momento, il segreto su alcuni particolari elementi del procedimento in corso.

Stati Uniti: “Wiretap” legale e accessibile ai media. Il wiretapping, l’intercettazione, da parte di terzi è legale negli Stati Uniti, a patto che sia autorizzata da un giudice. E i media, in virtù del primo emendamento della Costituzione sulla libertà di stampa, hanno il pieno accesso alla pubblicazione di qualsiasi materiale, purché non presenti una minaccia imminente alla sicurezza nazionale o all’incolumità fisica di qualcuno.