Legge su internet aperto e “neutrale”. Battaglia in Usa fra “Dot.com” e provider

Pubblicato il 23 Ottobre 2009 15:17 | Ultimo aggiornamento: 23 Ottobre 2009 15:20

Un insolito esercito si compatta per una battaglia comune: la neutralità di internet. La possibilità cioè per qualunque utente di arrivare a qualunque sito o di utilizzare qualunque applicazione senza limitazioni da parte dei gestori della Rete. Restrizioni che vanno in due sensi: il primo è la velocità di connessione, che non deve essere riservata solo a chi paga le tariffe più alte; la seconda riguarda programmi “sgraditi” come i peer-to-peer dove si scambiano file (eMule, Pirate Bay, etc.) e le telefonate con sistema Voip (ad esempio Skype).

La sfida è stata ribattezzata Dot.com contro provider. Il terreno della contesa è la prossima riunione della Commissione federale delle comunicazioni degli Stati Uniti, che avrà all’ordine del giorno la riscrittura delle regole di Internet. Così Google, Skype, Twitter, YouTube, Facebook, Mozilla, Linkedin (per citare solo i “vip”) hanno deciso di firmare una lettera, inviata al presidente della Commissione, Julius Genachowski, per ribadire la propria posizione. La richiesta è che non venga messo in pericolo il principio che fino a oggi ha garantito eguaglianza a tutti gli utenti del web, ovvero l’impossibilità, per i provider, di stabilire chi deve navigare più veloce e chi più lento, magari in base a quanto è costosa la sua connessione.

Genachowski – uomo di fiducia di un presidente che al web deve molto e tiene molto, Barack Obama – verso la fine del mese scorso aveva annunciato che avrebbe aggiunto ai quattro punti a tutela del diritto d’accesso alla Rete due linee guida in più a regolare tutti gli operatori che gestiscono il traffico Internet: un uso non discriminatorio da parte degli ISP verso applicazioni terze e una trasparenza di gestione dei network. Linee guida da trasformare presto in una vera e propria legge a favore della “net neutrality”.

Eppure, c’è chi non è d’accordo con questo disegno sostenuto da colossi della tecnologia, commissari per le comunicazioni e pionieri della Rete. Attori come AT&T, Comcast e Verizon si sono opposti con fermezza all’ipotesi di mettere un ordine legislativo al caos di applicazioni e servizi, spiegando che così si produrrebbe un grave danno agli investimenti nei network telefonici e via cavo. La stessa AT&T ha chiesto ai suoi manager (con relative famiglie) con base negli Stati Uniti di utilizzare le proprie email per schierarsi contro l’iniziativa della Federal Commission of Communications.

«Un Internet aperto – sosteneva invece la lettera dei 24 giganti del web – è il combustibile per un mercato competitivo ed efficiente, dove i consumatori sono liberi di fare le proprie scelte finali sui prodotti che hanno successo e quelli che falliscono. Questo consente alle aziende di ogni dimensione, dalla più piccola alla start-up alle imprese di maggiori dimensioni, di competere, portando la massima crescita economica e di opportunità. La leadership americana nello spazio e nella tecnologia è dovuta, in gran parte, a un Internet “aperto”».