Iran accusa Israele di aver infiltrato spie Mossad per sabotare siti nucleari

Pubblicato il 7 ottobre 2013 14:31 | Ultimo aggiornamento: 7 ottobre 2013 14:31
Sto nucleare iraniano

Sto nucleare iraniano

TEHERAN, IRAN – Oltre che per gli attacchi informatici a distanza, ora l’Iran accusa Israele anche di atti di sabotaggio tentati da spie del Mossad all’interno di alcuni dei quasi 30 siti nucleari iraniani con l’obiettivo di farli “esplodere”. L’accusa, senza precisare il nome dello Stato ebraico ma evocandolo con un frase significativa, e’ stata formulata da Ali Akbar Salehi, l’ex-ministro degli Esteri ora a capo dell’Organizzazione atomica iraniana (Aeoi) che Israele è convinto stia lavorando non solo alla produzione di energia nucleare ma anche a ordigni di distruzione di massa.

L’occasione delle accuse è stato l’arresto, reso noto da Salehi, di quattro persone bloccate per un tentativo di sabotaggio contro un non meglio precisato “sito nucleare” iraniano. I quattro sono stati arrestati “nel sito”, ha precisato l’esponente iraniano in dichiarazioni alla tv di Stato. Anche se “vi sono segnali di speranza” per la soluzione della questione del nucleare iraniano, ha detto Salehi puntando il dito implicitamente contro Israele protagonista di pressioni contro un’intesa con gli Usa, “alcuni Paesi non vogliono tacere e cercano di creare ostacoli con il sabotaggio”.

I quattro arrestati non sarebbero spie isolate: il loro, ha rivelato Salehi, è solo “l’ultimo” di alcuni altri “casi di sabotaggio”. Si è appellato alle forze di sicurezza iraniane affinchè siano “attente” dato che c’è “la possibilità di altri sabotaggi”. Con un avvertimento che evoca scenari catastrofici, il capo dell’Aeoi ha sostenuto che “i nemici provano sempre a far saltare impianti nucleari del Paese”. Già nell’agosto dell’anno scorso l’Iran aveva denunciato che esplosivi erano stati usati per tagliare linee elettriche dalla città di Qom all’impianto per l’arricchimento dell’uranio di Fordo (quello scavato sotto una montagna e al centro di negoziati per la sua semi-invulnerabilità in caso di attacco aereo o missilistico).

Salehi ha comunque rassicurato che, sebbene “i nemici provino a compiere sabotaggi”, “noi siamo cauti” e “abbiamo sviluppato il nostro sistema dopo Stuxnet”. Il riferimento è al virus informatico scoperto nel 2010 e che si ritiene sia stato sviluppato da Usa e Israele per attaccare i siti atomici iraniani rallentandone il programma di sviluppo (nel 2012 era stato rilevato anche un altro micidiale virus, detto “Flame”, che puntava a rubare documenti relativi al programma atomico iraniano).

Dalle parole dell’ex ministro non è chiaro quali siano i siti nel mirino: l’Iran del resto, come rilevato dall’Agenzia atomica internazionale (Aiea), ha 16 impianti nucleari principali e 10 secondari. La Repubblica islamica dispone per ora di un’unica centrale atomica (quella di Bushehr) ma fra l’altro ha due siti di arricchimento dell’uranio (Natanz e Fordo), il reattore medico di Teheran, oltre ad un impianto per la conversione dell’uranio a Esfahan e a un reattore ad acqua pesante in costruzione ad Arak.