Iran. Cameraman regime, fedele ad Ahmadinejad, chiede asilo politico in Usa

Pubblicato il 2 ottobre 2012 11:14 | Ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2012 11:15

Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad

NEW YORK, STATI UNITI – Uno dei fedelissimi del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, l’operatore addetto ai video ufficiali Hassan Gol Khanban, ha chiesto asilo politico negli Stati Uniti, dopo essere sparito clamorosamente nel nulla a margine della missione all’Onu con il capo dello Stato.

Khanban era uno dei 140 membri dell’entourage che ha accompagnato il leader di Teheran a New York per partecipare all’Assemblea Generale.

A confermare la richiesta agli Usa – che richiama alla mente le defezioni di membri di delegazioni di Paesi comunisti in viaggio in Occidente all’epoca della guerra fredda – e’ stato Paul O’Dwyer, un avvocato che afferma di rappresentare il cameraman e che, per motivi di sicurezza, ha preferito non rivelare dove si trovi ora il suo assistito. Bocche cucite anche alla missione iraniana al Palazzo di Vetro, che si e’ trincerata dietro un ‘no-comment’.

Ma sono in molti gli osservatori che definiscono ”coraggiosa” l’azione di Khanban. Secondo diverse fonti, l’uomo non avrebbe in realta’ ‘tradito’ l’Iran o il suo presidente, del quale risulta anzi essere tuttora un devoto seguace. La sua iniziativa sarebbe nata dal timore di essere oggetto di ritorsioni da parte dell’ala piu’ rigida del regime degli ayatollah, quella considerata vicina alla guida suprema Ali Khamenei, da tempo in contrasto con il capo dello Stato e il suo entourage.

Il cameraman e’ sempre stato vicino ad Ahmadinejad, anche nei momenti recenti che hanno visto il presidente seguire una linea giudicata meno oltranzista rispetto all’establishment religioso sciita di Teheran, tale da sollevare le ire dei ‘falchi’. L’ultima volta in cui sono stati visti uno accanto all’altro e’ stato in occasione del discorso tenuto da Ahmadinejad all’Assemblea Generale dell’Onu, mercoledi’ scorso, con la proposta di un ‘nuovo ordine mondiale’. Discorso interpretato come meno aggressivo rispetto al passato.

Inoltre, durante una conferenza stampa a margine dell’intervento al Palazzo di Vetro, il leader di Teheran ha lasciato immaginare un’apertura condizionata agli Stati Uniti, salvo incassare una raffica di smentite in patria dagli ambienti legati alla guida suprema. In molti ritengono ora che, di fronte agli ultimi sviluppi, Khanban potesse temere di fare la stessa fine di un altro uomo di Ahmadinejad nel mondo dei media, Ali Akbar Javanfekr, direttore dell’agenzia di stampa ufficiale iraniana Irna, arrestato la settimana scorsa.

Javanfekr era già stato condannato per due volte fra novembre e gennaio per la pubblicazione di articoli e immagini ”contrari” ai valori islamici e per aver arrecato offesa all’ayatollah Khamenei.