Iran/ Dietro le proteste di Teheran, la storia di un militare volontario. Il ruolo dei Basij attraverso gli occhi di Mehdi Moradani

Pubblicato il 14 Luglio 2009 13:04 | Ultimo aggiornamento: 14 Luglio 2009 13:04

La protesta iraniana è fatta di volti, di voci, di persone in carne e ossa. Dietro le manifestazioni per le strade di Teheran non c’erano solo i giovani riformisti con i loro slogan e il loro dissenso, ma c’era anche chi sosteneva il governo, cercando di sedare la rivolta.

Il corpo militare volontario militare della Repubblica Islamica è composto da giovani, animati dai valori islamici e dai principi della rivoluzione del 1979. Nei giorni del caos post elettorale c’erano i Basij a controllare le strade, fra loro c’era anche Mehdi Moradani.

Ha solo ventiquattro anni, ma il primo giorno di protesta era in sella alla sua motocicletta a minacciare i manifestanti di fermarsi, invocando i nomi dei santi onorati dagli Shiiti. I giorni successivi, quando la situazione era già fuori controllo ha preso in mano un bastone e lo ha scagliato contro chi si opponeva agli ordini di sciogliere le file e lasciare la protesta.

Dopo che il presidente Mahmoud Ahmadinejad  era di nuovo in testa al governo iraniano e le manifestazioni non si arrestavano, Mehdi insieme ai suoi compagni ha lanciato lacrimogeni sulla folla, ha picchiato i manifestanti. Li ha trascinati per le strade senza temere le loro urla, ha messo loro le manette ai polsi.

«Tutto era un rischio in quei giorni e io ho difeso la mia nazione, ho protetto l’islam», racconta. E se il regime degli ayatollah, guidato da Ali Khamenei è riuscito a soffocare il germe della rivolta e calmare l’irrequietezza iraniana il merito va anche a uomini come Mehdi Moradani.

Il corpo militare dei Basij è nato all’indomani della rivoluzione islamica del 1979 per volere dell’ayatollah Ruhollah Khomeini, come appoggio all’esercito iraniano.

Sotto l’egida della religione i militari volontari hanno consolidato il loro potere di protettori del paese e della moralità, ma con l’avvento di Ahmadinejad alla presidenza il loro ruolo è tornato fondamentale nel controllo di ogni deriva progressista o lontana dai dettami del governo.

Secondo le autorità i Basij sono almeno cinque milioni, una rete di forze che conta sul sostegno di uomini e donne fedeli alla Repubblica. Dal 2005 in poi hanno di nuovo i checkpoint per strada, fanno parte delle Guardie Rivoluzionarie e se il regime lo chiede, loro rispondono alla chiamata alle armi. Come dice Mehdi Moradani: «La rivoluzione e l’islam hanno bisogno dei Basij». E per mantenere vivo un regime come quello sciita di Teheran servono eroi.