Iran/ ”Dopo le elezioni e le proteste il Paese sarà più repressivo e turbolento”, scrive il Guardian

Pubblicato il 15 giugno 2009 11:37 | Ultimo aggiornamento: 15 giugno 2009 11:37

Il quotidiano britannico The Guardian pubblica un’analisi sulle controverse elezioni presidenziali in Iran e si chiede cosa ci si può aspettare nel Paese islamico nei prossimi giorni, mentre migliaia di sostenitori del candidato riformista sconfitto Mirhossein Mousavi manifestano per le strade della capitale scontrandosi violentemente con la polizia. Sono attese altre manifestazioni, sebbene vietate dalle autorità.

La conclusione del giornale, anche alla luce della richiesta di Mousavi di invalidare le elezioni con l’accusa di brogli, è che tutto dipenderà da fino a che punto i sostenitori di Mousavi se la sentiranno di sfidare il regime e da fino a che punto il regime vorrà reprimere le proteste. In ogni caso, secondo il Guardian, gli avvenimenti dei giorni scorsi potrebbero rappresentare una svolta, e ‘’sembra improbabile che l’Iran continui ad essere lo stesso Paese di prima. Sarà più repressivo e probabilmente più turbolento”.

Le accuse di brogli elettorali sono finora circostanziali ma persuasive. Ahmadinejad sembra aver addirittura vinto con ampio margine a Tabriz, la città natale di Mousavi. E le autorità hanno annunciato la vittoria di Ahmadinejad solo due ore dopo lachiusura delle urne, mentre quando le votazioni erano ancora in corso il ministero dell’interno – controllato da Admadinejad – aveva detto a Mousavi che era decisamente in vantaggio.

Mousavi ha chiesto l’annullamento della consultazione, ma non sembra verosimile che lo otterrà. Il leader supremo, l’ayatolah Ali Khamenei, si e’ pubblicamente congratulato con la vittoria di Ahmadinejad, il che sbarra con tutta probabilità la porta alla richiesta del candidato riformista, che peraltro non dà segni di voler accettare la sconfitta.

D’altra parte, la massiccia partecipazone alle proteste da parte dei sostenitori di Mousavi, che da Teheran si stanno estendendo anche ad altre città, ha innervosito il regime, che teme la possibilità di rivolte sul tipo di quelle avvenute nell’Europa dell’Est. E l’ala dura del regime già vede la lunga mano degli Stati Uniti e dell’Occidente dietro le manifestazioni, affatto convinta delle rassicurazioni di Obama secondo cui non seguirà la politica di interferenza dell’ex-presidente George Bush.

Secondo il Guardian, un governo riformista è possibile in Iran, come dimostrato da quello del presidente Mohammad Khatami dal 1997 al 2005, che però ha anche dimostrato quanto sia difficile effettuare veri cambiamenti avendo contro il leader supremo, i servizi segreti e la guardia rivoluzionaria.